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4 (1840) Iliade di Omero / traduzione di Vincenzo Monti
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ILUnE v . I01.340

Domestico dolor, cliè qui veniteAd aggravarmi il mio? forse nè pocoLalto affanno, in che Giove mi sommerse,

Il più forte togliendomi de figli?

Ma voi medesmi vel saprete in breve,

Voi che senza difesa, or chegli è morto,

Sotto le spade degli Achei cadrete.

Ma deh! pria che veder Troja distrutta,

Deh ! eh io discenda alla magion di Pluto.

Così grida il tapino; e con lo scettroFuor ne mette la turba che sommessaSi dileguava. Irrequieto poscia,

I suoi figli bravando, li rampogna,

Fieno e Pari c Antifone e PanimeneE lillustre Agatone c il prode in guerraBuon Polite e Deifobo ed Agavo,

Di divina sembianza giovinetto,

Ed Ippotóo. Si volge a questi noveCon acerbi rabbuffi il doloroso;

E: Studiatevi, grida: a che vi state,

Nequitosi infingardi? oh foste tuttiSpenti invece dEttorre ! Oh me infelice !

Re delleccelsa Troja, io generai

Fortissimi figliuoli, c nullo in vita

Ne rimase. Caduto ò il deiforme

Mio Méstore; caduto è il bellicoso

Tróilo , di cocchi agitatore; ed ora

Ettore cadde, quellEttór che un Dio

Framortali parea; no, dun mortale

Figlio ei non parve, ma dun Dio . La guerra

Mi tolse i buoni, e mi lasciò cotesti

Vituperj ;, voi, prodi soltanto

Alle danze, aglinganni, alle rapine.

Su; che si tarda? Apparecchiate il carro;

Ponetevi quedoni, e vi spedite,

Onde senza più starmi io mincammini.

Rispettosi al garrir del genitoreCorser quelli, e dier fuora incontanenteLagile plaustro tutto nuovo c bello,

E una grandarca vi legar di sopra.