LETTERE
Benché ammalalo, non sono stato ozioso del tutto. Finodai primi giorni eli 1 io posi il piede in Napoli , questaCorte desiderò eh 1 io scrivessi un dramma per festeggiarel’arrivo dell’ Imperatore, che allora qui si aspettava. L 1 hofatto ; il Re l’ha gradito. Paisiello vi ha composto unabella musica; e al momento in che scrivo, si va provan-do per eseguirla all 1 arrivo della Regina. Se le vostre let-terarie peregrinazioni vi portano a visitare la cuna delTasso e le ceneri di Virgilio , troverete qui in trono laFilosofia ; e mi rendo certo che il Re , conoscendovi, viamerà , e che voi correrete volentieri tutti i pericoli mi-nacciati da quell’antico a chi s’innamora dei Principi.Venite, e ritorneremo insieme a Milano ; ho un posto vótonella vettura, e noi serbo che all’ amicizia. Mille saluti aMadama Fabroni, ed amate, etc.
ALLO STESSO
Un qualche genio invidioso presiede per certo allanostra corrispondenza. Io feci subito risposta alla carissimavostra scrittami da Bologna , e ora dal nostro De-Cesareintendo che vi rammaricate del mio silenzio. E non èquesta la sola lettera a voi diretta, che sia andata a per-dizione , e l’arguisco dal non avermi voi mai inviato ilvostro Commentario Corcirese. Se dopo tanti naufragiquesto foglio giungerà in salvo, saprete da esso che io viamo sempre teneramente, e che sempre vi ho presente alpensiero. Sarei dolentissimo se abbandonaste l’Italia senzadarmi il piacere di abbracciarvi. Io partirò di Napoli , sela mia convalescenza il consentirà, fra quindici 0 ventigiorni. Mi tratterrò in Roma altri dieci o dodici giorni; crimpatriando passerò per Firenze . Ci sarete voi ? 0 nonavendo voi veduta ancor Roma , non vi sentirete la tenta-zione di calpestare per qualche momento quel terreno