LETTERE
ALLO STESSO
Sperava di abbracciarti in Brianza, e tu stesso me neavevi data lusinga. Il vederla delusa mi fa temere che tunon sia per anche perfettamente guarito della tua gamba,o che Mocenigo ti tenga in forse di doverlo accompagnarealCongresso(i). Alle quali ragioni m’acquieto, ben certo che,malgrado di questi impedimenti, non ti sono usciti dimente gli amici che più ti desiderano.
Non so il giorno preciso del mio ritorno, ma credo che,per fare cosa grata all’ onorevole nostro ospite, non ci mo-veremo di qui per tutta l’entrante settimana. Se hai no-tizie che ne confortino^ non lasciarmene privo, e fa ch’ioti sappia interamente ristabilito. All’inclita Bice c allaContessa Nava porgi i miei ossequii e saluti, e tu riceviquelli che affettuosi t’invia la mia famiglia e l’ottimo Au-reggi. Ti abbraccio col cuore, e sono sempre il tuo, etc.
ALLO STESSO
(2) Ridotto alla crudele necessità di dovere al tutto aste-nermi si dal leggere come dallo scrivere, per non peggio-rare la misera condizione de’ miei occhi (essendosi ria-perta la cicatrice, e gemendo continuamente), détto allanostra Costanza queste poche parole, colle quali ti prego
(1) Deve questo essere il Congresso dei Sovrani a Verona ; il che mifa riferire questa lettera, a cui inanca la data, all’autunno dell’anno 1822.
(V Editore.)
(2) 11 signor Filippo Scolari pubblicò colle stampe di Padova il suo
liagionamento per la piena e giusta intelligenza della Divina Commedianel 1824 ; onde a quest’anno dee riferirsi la lettera presente, clic nonba data. (VEditore.)