ALLO STESSO
Non più sdegni, mio buon Arici, non più querele. Mido vinto, e il mio cuore era impaziente di arrendersi. Sap-pi però (e queste sieno le ultime parole in tal materia ),sappi, mio caro, che Foscolo non solamente mi disse clictu gli avevi comunicato il contenuto delle mie lettere, mache inoltre 1’ avevi istantemente pregato di non farmenemotto, ond’ io non avessi a romperla teco. Giudica or tudella veracità e della fede del fu nostro amico.
Ti ringrazio dell’ articolo sulla mia traduzione} ma nonti lodo d’ aver dato cagione di malcontento ai Cesarottia-ni, e, se la stampa è seguita, non bisogna che pensare alledifese. Sono però d’ avviso che la guerra finirà in pureparole. In ogni caso procurerò di avere una copia delgiudizio critico scritto confidenzialmente da Valperga diCaluso ad un suo amico in Milano su questo stesso ar-gomento. Egli porta alle stelle la nuova versione, e gettanel fango la morte di Ettore } e la sentenza di giudice sìvenerevole sarà di un gran peso sulla bilancia.
Torniamo ad abbracciaxxi, mio dilettissimo amico, enon sorga mai più verun nugolo sul sereno della nostraamistà, alla quale se aggiungeremo quella di Bianchi edArrivabene, non v’ avrà più caso di fortuna che la disciol-ga. Amami e sta sano.
PS. Ricevo in questo punto lettera d’ufficio che, uni-tamente a Lamberti ed Asioli, mi nomina revisore deiDrammi venuti al Concorso. So che questi non sono nientemeno che 19} e so che la Calliroe è del numero. Maduolmi di udire che tu non abbia soddisfatto alle condi-zioni del Programma per ciò che risguarda i pezzi concer-tati. Nulla ho ancora veduto , e nulla ti so rispondere suquesto punto. Ma ingiustizia non la temere. Addio.