LETTERE
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quel mare fetido delle poesie antiche, e che grandi balene edorche v'ha egli pescate: e si, per dio! che ne imbandirà allaCrusca e al Lampredi una cena ferale. O perchè tu non seiqui con noi! o piuttosto perchè noi non siamo con te nelladolce Roma ! e nella compagnia dolcissima di voi altri! Mail destino ci tiene sempre divisi da alcuna miglior parte dinoi. Intanto io però sono meno iifelice che gli altri anni;perchè vivo al fianco del mio maestro e padre ; che mi empiedi quante dolcezze danno le lettere, Pamicizia e l’amore.Sola una cosa mi turba: ed è che non ho tempo che mi ba-sti a scrivere pel Giornale. Se non che ho pensato a man-darti una lettera indiritta al nostro bravissimo Molajoni in-torno il Virgilio della Duchessa di Devonshire. E poco par-lando de’ pittori e degP incisori, parlerò sulla emendazionedel Caro, e sovra qualche altro luogo che si potrebbe , anzisi dovrebbe sanare in un’altra edizione. Finirò poi col votoche la Duchessafaccia imprimere la versione da lui fatta (*) delleEgloghe, in quel modo stesso che ora ha fatta P Eneide. An-che la Costanza non istarà colle mani in mano : e vi dicoalPorecchio', ch’ella viene preparando una lettera al nostroOdescalchi, colla quale gli invierà il Prefazio di Cornelio,la Vita di Milziade , con sotto alcune chioserelle sopra il vol-garizzamento di Remigio. E questa sarà la strenna che lavostra amica vi manderà pel nuov'anno. Intanto saluta-temi il mio Biondi e il mio Amati e il mio Tambroni eil mio Odescalchi e tutti. E domenica andate dal carissimoSantucci, e augurategli per me tutti i felici augurj che furonopresi in Roma da Romolo fino a Costantino . Addio,mio caroBetti. Amatemi; chè niuno potrà mai amarvi piò. di me. Addio.
Il vostro
Giulio Perticare
PS. Vurei che mi copiassi da’ migliori Codici la Canzonedi Federico II , che incomincia :— Di dolor mi convienecantare.
(*) Cioè da Demetrio .Molajoni, Roma , 1816, in 8.° ( L’Editore )