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I.KTTFRE
AL CAV. ANDREA MAFFEI
Milano, i3 novembre i8u3.
Come farò io a ottenere il tuo perdono? Con un sem-plice tocco, io spero, delle mie sventure.
Allorché mi venne quella dolcissima tua lettera che ac-compagnava le belle tue terzine in morte del buon Loren-zi, il mio povero occhio destro stava sotto il taglio del chi-rurgo, ed a me, bendato e sepolto come Edipo in unacontinua notte, era vietato severamente e il leggere e lo scri-vere. Pregai quindi il fratei tuo di farti avvisato della ra-gione del mio silenzio a quella cortese dimostrazione dellatua cara amicizia. Saldata appena la cicatrice della fistola,che per quasi tre mesi mi aveva tolta la vista, quali altredisgrazie più dolorose mi abbiano percosso , tu lo sai. Nèper anche si è rialzato il mio spirito, e mi sgomenta tutta-via il pericolo di perdere il poco di vista che mi è rima-sto , tanto poco che non posso più darmi o al leggere oallo scrivere che per intervalli. Sii dunque benigno all 1 in-volontaria mia negligenza.
Dopo ciò viene una preghiera, ed è che piacciati di si-gnificarmi a che termine si trova la traduzione del Klop-stock. Non è senza un perchè la dimanda; e mi penso nondebbati dispiacere , se in certo mio scritto prendo occa-sione di dirne anticipatamente qualche parola.
Salutami e riverisci per me tuo padre; ricordami agliamici, ed ama il tuo, etc.