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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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4.4

LETTEMI

ALLO STESSO

.... ottobre i8j6.

Incredibile consolazione mi ha portato al cuore la vostralettera. Ad un uomo percosso, come son io, dalla disgra-zia, nulla cosa è sì dolce quanto il sapersi vivo nella me-moria e benevolenza degli ottimi. E la vostra benevolenzami fa sentire vivissima quella divina sentenza di Pita-gora , che gli Dei, mossi a compassione delle umane mi-serie , mandarono dal cielo in terra 1’ amicizia per conso-larci. E la più nobile di tutte le amicizie , e la più degnadi un’ anima virtuosa è quella di amar gli infelici a mi-sura delle loro sciagure. Queste sono le considerazioni chemi ha destato nell’ animo la vostra lettera. Ond’ io nonvoglio più lagnarmi della sventura che mi ha colto, sequesta mi frutta il bene di essere da voi amato e dall’an-gelica vostra famiglia, che io accompagno col cuore nellasua andata a Firenze . Intanto io mi studierò di curare lamia salute per aver la consolazione di abbracciarvi alvostro ritorno in Milano . Non crediate però che la miaconvalescenza proceda tanto felice quanto v’ è stato detto,perchè veramente io non vivo, ma strascino la vita, e sentodi non poterla strascinare lungamente } e nello stato incui sono, non so se il vivere sia un bene anzi che un male.Non mi allargo di più, perchè 1’ uso della penna mi èmolto penoso, e sono ridotto alla condizione dei fanciulliche vanno sull’orma. Non voglio però finire senza pre-garvi de’ miei sinceri rispetti alla signora Angiolina, e deipiù cari saluti al nostro Riva, egualmente che alle due ce-lesti creature Isabella ed Emilia. State sano, ed amate ilvostro, etc.