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DEDICATORIA
IV.
AL CONTE FRANCESCO MARESCALCHI
PATRIZIO FERRARESE
L’Anacreontica (*), che le comparisce sott’ ocehio collestampe, non è forestiera per lei, ornatissimo signor conte.In leggendola ella ricorderassi del tempo in cui 1’ autorela scrisse, e del fanciullo per cui fu scritta. Oh che ama-bile, oh che caro fanciullo egli è mai questo! Certamenteche al mondo non v’ è cosa più gentile di lui. Il dire peresempio eh’ egli è bello come l’Amore, questo è un dirpoco. Il pensiero è vecchio, ed era tale fin dai tempid’Anacreonte : oltre di che Amore è senz’occhi, e questo,grazie al cielo, gli ha tutti due sani e salvi, e tali che atempo debito saranno sicuramente la ruina di tutte lebelle. Il dire altresì che la natura lo ha fatto e che poi neha rotta la stampa, come del bellissimo Zerbino ha dettoil mio Ferrarese, è lo stesso che dire una bugia j e Ferrara tutta lo vede da sè medesima. La più sicura sarebbe didire eh’ egli è bello quanto sua madre. Questa espressionespiega assai più che quella di Ariosto e di Anacreonte . Sebastasse perciò la scelta d’ un bel soggetto per comporrede’ bei versi, dovrebbe a questo conto la mia canzonettafar invidia allo stesso cantor di Batillo. Ma benché inpoesia pure si ammetta frequentemente l’influsso fìsico $quando nulladimeno il poeta è cattivo per difetto, nonsono bastanti i vezzi della più bella donna del mondo,non che quelli d’ un fanciullo, per farlo diventar buono.Sarà concessa ad un bel volto la facoltà di elettrizzare lafantasia dei poeti, ma non gli apparterrà giammai quella
(*) Voli il T. I, pag. 66 di questa collezione.
( V Editore.)