DEDICATORIE
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di donare del talento e del genio. Questa è stata e saràsempre una privativa della sola natura, che che ne dicanoin contrario certi apostoli di una bastarda filosofia d’ol-trementi , i quali spogliarla vorrebbono di questo dirittoper farne un merito all’accidente. Ecco la ragione per cui,ad onta di tutte le venustà che adornano il nostro Amo-rino coll’ aggiunta ancora delle materne quorum infinitusest numerus, i miei versi poco corrispondono alla delica-tezza dell’ argomento. Bisognava aver il male dell’ amantedi Lesbia per riuscirvi, o possedere le grazie della pennadi lei, elegantissimo signor conte; quelle grazie che le hanfatto tanto onore in Parnaso , il quale ora si lagna cheella siasi dimenticata di lui, e che restino ingiustamenteneglette fra la polvere d’una oscura cantoniera tante leg-giadre sue poesie, specialmente quell’ aurea traduzione inbei versi toscani di una delle migliori tragedie dell’estintofilosofo di Ferney . Ma ella" ha tutta la ragione di esseredisertor delle Muse. La compagnia di Olimene vale assaipiù che quella di Calliope. Olimene ha cangiato l’imperodei cuori in quello degli spiriti; e se una volta i suoi oc-chi erano fatali all’altrui libertà, adesso il suo spirito formala delizia di chi seco conversa. Questa è una condizionesenza dubbio più stimabile della prima; c quando si godeun simile vantaggio, si può pensar volentieri a quello chesi è perduto. Ma torniamo all’Anacreontica .
Io la dono dunque volentieri al pubblico questa miacomposizione, perchè ho piacere che esista un monumentodell’amor mio verso questo grazioso bamboletto, e perchèmi preme che l’innocenza del soggetto che si esalta giu-stifichi in qualche modo dall’ altrui accuse anche quelladel poeta. La mia intenzione è tanto equa e conforme aiprecetti della biensèance , che Lisetta medesima senza tacciad’ingiusta non potrà trovarla colpevole.
Ma non tocchiamo il tuono della galanteria. Il saggiomio Mentore, il dotto nostro signor ab. Francesco Pa-risi, potria farmene un rimprovero. Egli possiede tutte le