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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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DEDICATORIE

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superiore a tutti i poeti ed oratori, a quelli non tantoche sono stati al mondo inclusivamente da Omero e daDemostene in poi, ma a quelli eziandio che hanno danascere.

Non v è dubbio che voi non sarete niente sollecito delvoto di chiunque la pensi come il signor Martino ; iovi desidero la disgrazia di ottenerlo, perchè ho piacereche la vostra riputazione non diventi equivoca presso ilmondo letterario. Del resto non è necessario essere allievoe panegirista del signor Martino, o esser nato in Irlanda per giudicar bestialmente e disapprovare un bel genere dipoesia come la vostra. Qual suffragio pretendete voi daquelli che vanno sempre in traccia della metafora, cheidolatri duno stile costantemente figurato disprezzano isemplici e parlanti colori della natura, ed hanno la malat-tia di render corporee tutte le idee anche le più secchee le più puerili, con ridurre la poesia ad una specie dilanterna magica? da quelli che rifriggono i bisticci del-lAdone per gettar polvere negli occhi deglignoranti; cheappiccano le penne di pavone alla coda di un passere, econ orribili contorsioni danno fiato alla tromba per can-tar in versi da energumeno le vittorie di due begli occhiegualmente che quelle del re di Prussia? da quelli che tuttosentono e tutto veggono con una stolida indifferenza cheessi chiamano filosofia, e che io chiamerei meglio paralisiadi spirito, per cui, a forza di pesar tutto sulla bilancia dundifficile criterio, indegni si rendono ed incapaci di gustarele bellezze reali ? da tutti insomma quegli scientifici Pan-tilj del moderno Parnaso, che con bel garbo va berteg-giando in una vivacissima epistola in versi sciolti, degnadello stesso satirico di Venosa , il signor cav. dementinoVannetti, giovane di mirabili talenti e di piacevolissimafantasia, caro a Pallade e innamorato delle ninfe dIppo-crene, quanto lo son io, ma senza frutto, di quelle del Te­ vere ? Compiangano medesimi ( diceva m r . Bayle deicritici di Malebranche) e la picciolezza depropri talenti,