Capo Vili. S e z. I. 43
dell’ inspirazione del suo genio gli enti soprannaturali e gli og-getti materiali.
Ma in qual modo si trasporterà egli su quei tre teatri perrimirare egli stesso quello -, che vuole rappresentarvi ? Le vi-sioni erano in voga ; il suo maestro Brunetto Latini aveva mes-so in opera siffatto mezzo con successo , e cade qui in acconcioil dimostrare 1’ uso che ne fece. Il suo Tesoretto è citato intutti i libri, che ragionano della letteratura e lingua italiana :ma niuno diede nè anco la più lieve idea del suo contenuto (i).Abbiamo di già osservato , che Tiraboschi aneli’ egli cadde inerrore, allorquando lo indicò come un trattato delle virtù e deivizj, e come un compendio del gran Tesoro.Una rapida occhia-ta ci farà vedere eli’ esso è ben altra cosa , e che non è impos-sibile , che Dante se ne sia avvantaggiato .
Brunetto Latini , il quale era Guelfo, racconta che , ritor-nando per la Navarca dalla Spagna , dove era stato , dopo lasconfìtta e l’esilio dei Ghibellini, mandato ambasciatore dalcomune di Firenze , sentì per via , che in seguito di nuovi tu-multi i Guelfi erano stati soccombenti , ed alla loro volta sban-diti . Il dolore cagionatogli da cosi infausta nuova fu sì forte ,che smarrì la via :
Pensando a capo chino
Perdei il gran cammino ,
E tenni alla traversa
D’ una selva diversa .
Ritornato in sè , e giunto alle falde delle montagne scorge unaturba innumerevole di animali d’ ogni spezie, uomini , donne,bestie , serpenti , uccelli, pesci, e gran copia di fiori , d’ erbe,di frutti, di gemme , di perle e d’altri oggetti . Li vede tuttiubbidire, finire e ricominciare , generare e morire al cenno diuna donna , che sembra quando toccare il cielo , e servirsene