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storia della letteratura italianaDi rentier membra c-lie non lur mai viste .
Ogni primaio aspetto ivi era casso ,
Due e nessun 1’ immagine perversaParea , e tal scn già con lento passo .
Come ’l ramarro , sotto la gran tersaDe’ dì canicular , cangiando siepe ,
Folgore par , se la via attraversa ;
Cosi parca , venendo verso 1’ epe
Degli altri due , un serpentello acceso ,Livido e nero, come gran di pepe.
E quella parte, donde primate presoNostro alimento, all’ un di lor trafisse ;
Poi cadde giuso innanzi lui disteso.
Lo trafitto il mirò, ma nulla disse ;
Anzi co’ piè fermati sbadigliava,
Pur come sonno o febbre l’assalisse.
Egli il serpente, e quei lui riguardava:
L’ un per la piaga e l’altro per la bocca,Fuma vati forte, e ’l fumo s’incontrava.
Taccia Lucano ornai là dove toccaDel misero Sabello e di Nassidio,
Ed attenda a udir quel ch’or si scocca.
Taccia di Cadmo e d’ Aretusa Ovidio;
Che se quello in serpente, e quella in fonteConverte poetando, i’ non lo ’nvidio;
Che due nature mai a fronte a fronte
Non transmutò, si eli’ amendue le formeA cambiar lor materia fosser pronte.
Insieme si risposero a tai norme,
Che ’l serpente la coda in forca fesse,
E ’l feruto ristrinse insieme 1’ orme.
Le gambe con le cosce seco stesse
S’ appiccar sì, che ’n poco la giunturaNon facea segno alcun che si paresse.
Togliea la coda fessa la figuraChe si perdeva là, e la sua pelle