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C \ -n n V r ~ \ V 7. f j; Si fact;# i nule; f: (niella , là dura.
I’ vidi cul lar le braccia per I’ascelle,
E i (lue piè della fiera, eh’ eran corti,
Tanto adlungnr, quanto accorciavan quelle.
Poscia gli piè diretro insieme attorti,
Diventaron lo membro che l’uom cela,
E ’l mi fiero elei suo n’ area due porti.
Mentre che ’l fumo l’uno e l’altro velaDi color nuovo, e genera ’l pel susoPer l’una parte e dall’altra il dipela,
L’ un si levò, e 1’ altro cadde giuso,
Non torcendo però le lucerne empie,
Sotto le qual ciascun cambiava muso.
Quel eli’ era dritto, il trasse ’n ver le tempie,
E di troppa materia che ’n là venne,
Uscir gli orecchi delle gote scempie.
Ciò, che non corse indietro, e si ritenne,
Di quel soverchio fé’naso alla faccia,
E le labbra ingrossò quanto convenne:
Quel che giaceva, il muso innanzi caccia ,
E gli orecchi ritira per la testa,
Come face le corna la lumaccia;
E la lingua, che aveva unita e prestaPrima a parlar, si fende, e la forcutaNell’ altro si richiude e ’l fumo resta.
L’anima, ch’era fiera divenuta,
Si fugge sufolando per la valle,
E l’altro dietro a lui, parlando sputa.
In questa maravigliosa trasformazione i serpenti che di-vengon uomini, e gli uomini, che divengono serpenti sono gliuni e gli altri anime dannate. Tutti furono cittadini ragguar-devoli di Firenze , puniti in questa bolgia destinata ai ladri, nonper furti particolari; ma, giusta le conghiettnre de’commen-tatori più illuminati, per avere ne’priini carichi distratte a loroprò le imposte, o per essersi in qualsivoglia modo con disca-