loR STORIA DET TA I.FTTEF! ATTO A ITAMÀNA
Dante piglici a dimostrare con esempi tratti dai furori diAtamante e da quelli di Emilia ( C. XXX ), la rabbia alla qualepareano in preda due ombre che correvano come forsennate ;son esse due falsari, ma di spezie assai diversa; e dobbiamo ora-mai essere avvezzi a siffatta disparità. L’ una è
1’ anima anticaDi Mirra scellerata, che divenneAl Padre, fuor del dritto amore, amica.
Questa a peccar con esso così venne,
Falsificando sè in altrui forma.
L’altra è un Fiorentino che si buscò una bellissima cavalla, fa-cendo e segnando un falso testamento, sul far di quello dellacommedia francese del Legatario . Maestro Adamo bresciano ,die falsificò le monete, gonfio dall’idropisia ed arso dalla seteesclama:
Li ruscelletti che de’ verdi colli
Del Casentin discendon giuso in Arno ,
Facendo i lor canali freddi e molli,
Sempre mi stanno innanzi e non indarno,
Che l’immagine lor via più m’asciuga,
Che ’i male ond’ io nel volto mi discarno.Sentimento naturale e profondo, che il Tasso felicissimamenteimitò nella descrizione maravigliosa dell’arsura che afflisse ilcampo cristiano, e dipinse, come Dante , 1’ effetto che producesu quegli infelici travagliati dalla sete il pensiero dei torrentidell’ Alpi , dei verdi prati, e dei freschi ruscelli.
Che 1’ immagine lor gelida e molleL’ asciuga e scalda, e nel pensier ribolle.
Ger. Lìb. C. XIII, St. So
Dante , vago sempre di mescolare personaggi antichi coi mo-derni, mette in questa bolgia de’falsari non solo l’incestuosaMirra, ma il traditore Sinone, e la moglie di Putifarre , che ac-cusò falsamente Giuseppe. Le ombre di Sinone e di maestroAdamo bisticciano, e Dante è tutto fisso ad ascoltarli , allorchéVirgilio si fa a rampognarlo della sua compiacenza in udire sìbasse cose; ed ei pieno di vergogna volgesi ratto a seguirlo.