Capo XII. S e z. I. 9
mezzo arsi Cicerone e Virgilio . Petrarca prese ad amarli conpiù ardore, e ad abborrire vie più il barbaro linguaggio de’ca-nonisti.
Da Monpellieri il padre lo mandò a Bologna (i), scuola al-lora la più celebre, nella quale però non raccolse maggior frut-to , ancorché avesse a maestro Giovanni Andrea, quel rinomatoprofessore di diritto, di cui abbiamo precedentemente ragiona-to { 2 ). Il poeta Cino da Pistoia era anche in quel tempo giure-consulto in Bologna , ed il Petrarca fu a lui unito non dallo stu-dio delle leggi, ma sì dall’ amore della poesia , che anduvasi inlui sempre più sviluppando insieme con quello della filosofia edell’eloquenza. Aveva vent’ anni e non era per anco dominatoda vcrun’ altra passione. All' annunzio della morte del padrein quel tempo avvenuta , lasciò Bologna , e si ricondusse in A-vignone, dove poco stante perdè anche la madre , morta in etàdi Irent’ otto anni. Suo fratello ed egli rimasero con uno scar-so patrimonio, che fu anche in gran parte dilapidato dallamala fede de’tutori , i quali lasciarono i due pupilli senza for-tuna , senza sostegno, e senz’altro mezzo fuor solamente chelo stato ecclesiastico (3).
Giovanni XXII sedeva allora in Avignone sulla sedia apo-stolica. La sua corte era corrottissima , e la città , come suoleavvenire , era sull’ esempio di essa conformata. In cotale disso-lutezza di costumi pubblici, Petrarca , a ventidue anni, abban-donato a sè stesso, senza parenti e senza guida, con un cuoresensitivo, ed un temperamento ardente, seppe serbarsi illibato;ma non si potè sottrarre a quella dissipazione, a cui dovasi tuttala corte e la città.Egli fu distinto nelle più splendide ed elegantiadunanze per la sua avvenenza, perla soavità de’suoi modi, perle grazie del suo spirito, e pel suo ingegno poetico, i cui primisaggi gli aveano già procacciato fama. Essi erano però dettatiin latino ; ma in breve, ad esempio di Dante , di Cino e d’altri
(r) (39.-?.
(2) V. toni, li, p. 220.
(3) i3aG.