Parte II. Caro VII. j5
trove . Alfonso , che lo amava di cuore , non rigettò In suapreghiera ; ma come credesi lo abbia sovvenuto ? Lo mandògovernatore in una piccola terra chiamata Garfagnana , allorain preda a’ tumulti , divisa da fazioni, e desolata da rapine (i).Che bell incarico per un favorito delle Muse ! Ma quel sommoingegno era ad un tempo uno spirito conciliatore , giusto epieghevole , ed adoperò tanta prudenza e pazienza e dolcezza ,che fe’cadere ogni sdegno dagli animi , calmò i tumulti , eguadagnò 1’ affetto dei sudditi acquistando nuovi diritti all’ a-morevolezza del suo signore . L’ incontro che ebbe in alloracon un capo di scherani ( 2 ) , il quale non che lo assaltasse , co-me potea con sicurezza in un luogo deserto , ma gli fu largo ,quando ne udì il nome , di proferte e di testimonianze di ri-spetto , fa fede che 1’ ammirazione che si aveva per lui , eradivenuta universale .
Era ancora in quel tristo paese quando Clemente VII fuinnalzato al soglio pontifìcio. Pistofilo da Pontrernoli , segreta-rio di stato del duca Alfonso, fu incaricato di proporre all’ A-1 iosto il titolo di ambasciatore residente appresso del nuovopapa, e gli faceva vedere in quella profferta grandi speranzedi fortuna. L’ Ariosto si scusò dall’accettare un cotal favore:voglioso di tornare a Ferrara , e di rimanervi tutta la vita ,nella sua risposta a Pistofilo lascia scorgere che un tenero af-fetto ve lo richiama. Senzachè , che andrebbe egli a fare inRoma ? Ogni sua speranza crasi dileguata dacché Leone X , ilquale era stato suo amico del pari che tutta la famiglia dc’Mc-dici, dopo averlo lusingato con vane promesse , lo allontanò apoco a poco, e lo lasciò in fine nella miseria , nel mentre cheinnalzava ed arricchiva tulli gli altri suoi amici. Egli non po-trebbe ragionevolmente sperare da Clemente quello che nonebbe da Leone medesimo (3).
fi) Febhrajo .
( r >) l'Uijtj») Pacchione - (Questo c narrato minutamente in tullele vile de) 1’ Ariosto .
(3) Veggasi la sua .settima satira , alia fine .