fi STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA
m;i yoglionsi ritoccare più particolarmente alcune di esse cir-costanze .
Coloro clic scrissero sui fanciulli straordinarj, a buon di-ritto vi compresero il Tasso - Era appena uscito dal sesto rneseg<1 ìce il Manso, che cominciò fuor dell’uso degli altri fanciulli,non pure a snodar la lingua , ma a favellare eziandio; il che,sia detto di passaggio, sarebbe tanto più notabile ,quanto cheparlò tutta lavila lentamente, ed in qualche modo balbettando.Già rispondeva alle quistioni che gli venivano fatte , e quello,che reca non minore maraviglia ,si è, che nella infanzia fu maisempre grave e severo , e che non fu veduto mai sorridere,anzidi rado piangere . Il Manso teneva queste particolarità da per-sone , che le avevano udite dalla stessa nutrice del Tasso ; e ciòbasta a far comprendere che si vuole verificarle , e farne la tara.
Più certo si è che di tre anni era già in grado di approfit-tarsi in Napoli degli ammaestramenti d’Angeluzzo , sotto la cuicustodia il padre l'avea lasciato, mentr’egli andò in Germania col principe di Salerno ; che quando Bernardo ritornò due annidopo , fu non meno attonito che lieto degli avanzamenti fattidal figliuolo negli studj ; che in ultimo essendo entrato di setteanni nelle scuole che i Gesuiti avevano di fresco aperte in Na-poli ( i), vi era solo da tre anni , e già comprendeva e spiegavacorrentemente i migliori scrittori latini e greci , e componevae recitava, con nuova maraviglia di chi l’udiva, orazioni eversi latini .
Le sciagure e la proscrizione di suo padre vennero a tur-bare cosi felici cominciatnenti. L’ alletto di Bernardo pel prin-cipe di Salerno l’avea fatto dichiarare ribelle ; allorché feceritorno a Roma dopo una dimora di due anni in Francia , chia-mò a se il figliuolo , il quale , sforzato a lasciare una teneramadre , che più non dovea rivedere , le indirizzò un sonettocommovente, che il Manso dice di aver letto e che 1 ultimo