Fiuti II. Capo XV. uotnelle certi , tiene sì caro ciò che in esse mai non si trova, ladoloezza d’ una vita povera ed oscura .... tutto questo com-inove profondamente, ed arreca una soave calma all’ immagi-nazione ed al cuore . Uom crede di fuggire il vano strepito delmondo , come Erminia il fracasso deH’armi, e di riparare conesso lei a quell’asilo, dove sente che sarebbe felicissimo.
Annovererò anche fra gli squarci di primo ordine, da cuiniente si vorrebbe togliere , la stupenda descrizione della sic-cità che travaglia il campo de’Cristiani (i). Forse non v’eraebe un poeta nato sotto il cielo più ardente, ebe potesse ritrar-re con tanta verità gli effetti di un sì terribile flagello . Scor-gesi in tutta quella descrizione l’uomo ebe più di una voltasentì, come sentesi nel paese di Napoli, l’effetto gravoso delscirocco;e scorgesi soprattutto in questa parte del quadro chenon è la men bella :
Sembra il cicl nell’ aspetto atra fornace ;
Nè cosa appar , die gli occhi almen restauro .
Nelle spelonche sue zefiro tace ;
E ’n tutto è fermo il vaneggiar dell’aure.
Solo vi soffia , e par vampa di face ,
Vento che muove dall’ arene maure ,
Che gravoso e spiacente, e seno e gote
Co’ densi fiati ad or ad or percote . ( Oli . 56. )
In ultimo non havvi che un’ immaginazione , nella quale sia ri-masta scolpita la veduta della dolce frescura di que’paesetti,che abbia potuto rivestire quest’altra parte di colori sì vivacie veri :
Se aleuti giammai tra frondeggianti rivePuro vide stagnar liquido argento;
O giù precipitose ir acque vive
Per alpe , o ’n piaggia erbosa a passo lento ;
Quelle al vago desio forma e descrive,
E ministra materia al suo tormento :
Che l’immagine lor gelida e molle
(i) C. Xlll, ott 5* e »ej.