a4o storia della letteratura italianagliando . Nè basta una tal macchina poetica ; Teti viene a visi-tar Proteo, e se egli proferisce tutto quello die vi ha qui diprofetico , ella racconta tutto quello che è narrativo . Si vedesvolgere, non senza artifizio , ma pure con qualche stento , ilfilo di questo intrigo favoloso ; si vede che il Fedele amante , oil Gonzaga , remoto ceppo di tutti i Gonzaga avvenire , è il fi-gliuolo medesimo di Garamante, re della novella Troia, ch’egliaveva avuto da Sulpizia, e credea di aver perduto .
Se ci prende vaghezza di sapere più particolarmente ciòche acquistò al giovane eroe una si gran fama di fedeltà in a-more, e chi sia quella Berenice che vien seco , e gli è solo uni-ta d’amicizia , ma di un’amicizia assai sollecita e tenera , ilpoeta, a farcene chiari, si prevale , della lontananza del suoeroe. Ella dopo la sua corsa marittima ritorna alla novellaTroia. Il re, che tiene sempre la mente rivolta a lei ed a quel-lo che scorge di già intorno al destino singolare del giovaneguerriero , la interroga e le chiede , d’ onde avvenga , che ilFedele amante , essendo solo invaghito della bella Vittoria ,ella ciò nulla ostante sembri si strettamente con lui unita .Ecco in poche parole la lunghissima sua risposta . Ella eranata nell’Etruria ; la sua famiglia, uscita dall'indovino Tire -sia , avea regnato su quella contrada , e vi avea regnato ellastessa dopo la morte di due suoi fratelli ."Aveva avuto da’suoimaggiori l’arte magica , una parte della quale sta nell’antive-der l’avvenire , ed il grido della sua scienza essendosi sparsoanche tra i popoli più remoti , la venivano a consultare da ognidove. Il Fedele amante, avendo smarrite le tracce della suabella guerriera , e non sapendo in qual luogo avesse a ricercar-la , fu uno di coloro che vennero ad implorare l’arte sua . Alvederlo ella senti nascere in lei un affetto , che mille amantiavevano tentato inutilmente di destarle nel cuore, e s’ingegnòdi dovergli piacere , e di rimoverlo dal suo primiero amore , nconfessa anche che non trascurò verun mezzo , e che gli offriaccortamente delle occasioni, di cui qualsivoglia altro si sareb-be approfittato .
Vedendo in ultimo che tutto tornava in vano, in vece di