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[Tomi settimo & ottavo.]
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Parte II. Capo XYIII. 253Ed ivi di sua rnan un gran pietroneAlzando, aperse un buco sottoi tetto;

Si trasse dentro , ed io seguilla appresso,

Per meraviglia fuora di me stesso.

Cento cinquanta mila e più volumi

( Già non vi mento ) vidi in quella tomba ,

Che i Goti anticamente coi costumi

De porci , e col romor eh in ciel rimbomba ,

Trnsser per tanti monti, valli e fiumi

DItalia fuor.

. . . La qual par che soccomba

A simile canaglia sempre mai ;

La causa ben direi, ma temo guai.

Di Livio qui le Deche sono tutte ,

E quelle di Sallustio assai più buone;

Qui di Turpin fur anco ricondutteQuaranta Deche in gallico sermone;

Io tre di quelle trovo esser tradutteIn lingua nostra per quattro persone :

Solo il principo della prima itolsi ,

I pargoletto Orlando passar volsi.

( Cap . I, st. 1 3 e seg. )

Queste quattro pretese traduzioni di tre Decadi di Turpi-no sono il Morgante, eli egli ascrive senza verun fondamentoal Poliziano , e non a Luigi Pulci , suo vero autore ; il Mam-briano del Cieco da Ferrara , 1 Orlando innamorato del Bojardo,e 1 Orlando furioso dell Ariosto : quanto alle altre, quali sonoTrebisonda , 1 Ancroja, la Spagna e Buovo d Antona, le riget-ta come apocrife, e le danna alle fiamme. Quegli i quali hannoin mente ciò che da noi fu detto intorno a cotali meschini poe-mi epici, entreranno di buon animo in una tale sentenza. Eglicomincia il suo racconto , ma non per anche 1 azione del suopoema. Conviene per prima eh egli dia uno stato della cortedi Carloinagno e dei dodici paladini, che erano sempre prestia combattere per Carlo e per la fede.

Poscia che furon d clli parte estinti ,