Parte II. Capo XX. 63
Speroni di aver dato il primo esemplare d’ uno stile oltre mi-sura delicato, quando è accomodato a materie amene e soavi ;ma non ne conseguirebbe , che una siffatta locuzione possaaffarsi ad argomenti più severi e sublimi, in una parola , allatragedia propriamente detta (i).
Il Tasso, cbe giudicò questo stile accomodato alla pasto-rale, si guardò dall’ adoperarlo uella sua tragedia del Torri-smondo. Questo gran poeta , bramoso di ogni spezie di gloria,aveva intrapreso nella sua gioventù , dopo la luminosa riuscitadel suo Aminta , ili cogliere anche la palma tragica ; ma scrissesoltanto il primo atto d’ una tragedianti alcune scene del secon-do. Più di dodici anni dopo ripigliò il medesimo argomento ,fece qualche cambiamento nella favola, rifuse il già fatto , ediè termine al rimanente (• 2 ). E’ questo un dramma , cbe pareaffatto immaginato , e nel genere romanzesco dal Giraldi in-trodotto.
Torrismondo, giovane re de’Goti, acconsente a sposare Alvi-ila, figliuola del re ili Norvegia,non per se,ma con intendimentodi cederla a Germondo re di Svezia, suo amicissimo, a cui perraglimi ili stato , eil odj di famiglia fu ricusata. Piecasi in Nor-vegia , richiede Alviila in moglie, e l’ottiene : la giovane prin-cipessa, che non aveva amato mai, presa dal magnanimo sem-biante del giovane re , cede all’ inclinazione ad un tempo ed aldovere. Torrismondo, sotto colore di voler consumare il ma-trimonio nel proprio regno, dopo la festa , conduce seco sullenavi colei , cbe si crede sua sposa. Nel viaggio , mirandola piùda vicino , e ricevendo tutte le testimonianze il’ amore, cbe ellaavvisa di potergli dare, se ne invaghisce egli stesso. Sono get-tati dalla tempesta su di una spiaggia deserta ; Torrismondoincitato dalla solitudine del luogo, e dal buio della notte, sigiace con lei, e tradisce l’amicizia. Arrivato nella capitale deisuoi stati, lacerato dai rimorsi, si comporta con Alvida collamedesima riserbatezza, cbe soleva mantenere prima cbe usasse
(1) Ragionamento , uh supr. j>. XIX— XXX.G) V. sopra l. VII , p. 78 —:<j.