IL VESUVIO
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tarsi ; che il non averlo l'atto, per temerario ardire o per cieca osti-nazione o per troppo imprudente curiosila, gli ha sovente esposti agravi ed imminenti pericoli e a parecchi è costata la vita. Narra ilRomanelli come, non di rado avvenendo, fra i tanti fenomeni delmonte, che, da tranquillo e cheto, divenga tutto ad un tratto sde-gnato, a cagione di qualche improvvisa fermentazione che vi si for-ma, cagionala dalla decomposizione dell’ acqua per mezzo delle so-stanze metalliche e sulfuree nel fondo del suo abisso, egli, in unio-ne di un inglese e del paesista Pequignon, stava per esser vittimadi questo fenomeno, il che fu nell’agosto susseguente alla eruzionedel 1794. Tutto ad un tratto, die’egli, si videro avvolti da un nembodi fumo pregno di zolfo, sotto a’ lor piedi sentirono lo spaventoso gor-goglio della bollente caldaia che già minacciava ingoiarli e dovetterola loro salvezza interamente alle guide,che, gittando a tempo un grido,li avvertirono dell’ imminente pericolo e li obbligarono a fuggire.
Ed ora , nella supposizione ehe il viaggiatore sia poco espertoo al tutto ignaro delle nostre costumanze , affinchè possa valerglidi norma presso il suo Mentore , sotto le cui specie non si na-sconde sempre una divinità nemica dell’ oro , al pari di quella cheguidava i passi del ligliuolo di Ulisse , giova ammonirlo come nell’Ar-ticolo 6.° dell’ordinanza di Polizia per le guide del Vesuvio , messafuori il 3 settembre del 1846, contengonsi le seguenti disposizioni:« Le Guide, ove non sieno contente del compenso loro offerto pel» servizio , non potranno altro pretendere che carlini dieci per lo» tempo occupato nella giornata, e carlini dodici in tempo di notte,» e ciò all’ infuori dell’ affitto delle sedie ed animali adoperati come» mezzo di trasporto de’curiosi, che non potrà oltrepassare i ducati» quattro per ogni sedia con otto individui bisognevoli a guidarla, e.» carlini otto per ogni mulo, cavallo ed asino, dovendo tali animali>» esser forniti di selle, e la sella ben sicura e decente.
Inerpicandosi adunque in compagnia dell’officioso Cicerone , al chia-rore delle fiaccole, su per l’erta del monte, ed oltrepassata la chiesadi Pugliano, dopo un’ora all’incirca di disastroso cammino, si pre-senta allo sguardo il celebrato romitaggio del SS. Salvatore, il quale,circondato da grossi tigli, sorge sopra una piccola spianata alla estre-mità occidentale della punta de’Canteroni, e si crede fondato nel 1631II. Il