( LXV )
o aMjm
CAPO XX.
Delle cofe enervate il dì io. del froffìmo feorfo mefe diSettembre nelle Montagne dì Maja , di Somma , edi Oliai ano , e nel Vefuvio, guardato dallafonimi là delle medejìme »
l, "T" L fuddetto giorno io. eflendo falito Culle menzionate-i- Montagne , vidi una gran quantità di pietre nerefpugnofe,e poche pietre dure, gettatevi dal vicino Vul-cano in queft’ultima Eruzione; e non m’avvenni in ve-runa , che folle di confiderabile grandezza. Ma ne tro-vai una affai curiofa . Queft’ era di color ferrigno , e
in effa vi flava incartonato un piccolo ramo di querciacolle fue fiondi verdi , che la medefima pietra, eflendoliquefatta , in cadendo fchiantò dalia detta quercia , eafferrò , e dentro di fe il racchiufe , e poi fubito in-durì. Ho fentito dire , che al Noftro Re ne fia flata
offerta un’altra Amile, e più curiofa. In una valle del-la mentovata Montagna di Ottaiano ne vidi un’ altraanche mirabile. Ad effa erano appiccati tre ricci dì ca-rtagne co’ loro piccoli gambi ; de’ quali uno era mezzoarfo, e gli altri due pochiflimo erano abbronzati.
Ih Offervai ivi medefimo molte e molte piante bru-ciate , e in quattro , o cinque luoghi ne vidi alcune,
l eh*