lyS VIAGGI nell’APPENNINO
(Comment. dell’Accad. di Bologna , 1 .1. ). E i fontiche nel precedente capitolo detto abbiamo sca-turire poco sotto il lago di Scafifajolo, soffronola medesima difficoltà, quando rispondere nonsi volesse che derivano dall’ acque del Cimo-ne, per esser monte più alto: sebbene io nonso con quanta ragione, stentandosi anche acapire come il Cimone istesso possa dare ali-mento ai quattro suoi fonti, massime per es-ser perenni, anche nelle maggiori siccità estive.E però io non saprei vedere altra risposta,se non soddisfacente del tutto, almeno non af-fatto inverisiinile, che il supporre cosi sotto ilpiano del Cimone, come sotto il lago di Scaf-inolo ricettacoli spaziosissimi riempiuti d’ a-cque cadute dal cielo, le quali in parte durandolà dentro nella calda stagione, continuassero afornir materia alle sottocorrenti fontane. E alcerto se su quel piano del Cimone non arrivaa squagliarsi la neve, per esser dai venti quasisempre altrove recata, è però indubitabile chele pioggie ivi cadenti non traboccano dagli orlidi esso piano, ma vengon tutte bevute dallasua area , e all’ ingiù tramandate, per averlaio trovata abbondare di aperture, di caver-nuzze, di screpoli, derivanti da quelle grossetavole, e da que’ massi arenai - ) disordinata-mente disposti, nè punto insieme connessi.
Lasciai quell’ altissime montagne poco primadel mezzodì, e allora divenuto era sereno ilcielo, e il termometro all’ ombra segnava ilgrado i3 ^ ; all’ opposito quando colà si facevagiorno , non ascendeva che al grado 7 e r. Taldifferenza di temperatura che fu a’ nostri corpi