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5 (1838) Stati del re di Sardegna / per cura di D. B. [Davide Bertolotti]
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STATI SARDI

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CAPITOLO VI,

DA ONEGLIA AD ALBENGA.

« Prendendo le mosse da Onegìia, lastrada Ligustica poggia a mezzo del monteche a grande altezza sporge in «ul mare.Daspetto decerulei piani in lontano, e ilfremito del vento tra le fronde de piniche mandavano quasi un vocal mormo-rio, ci accompagnavano per quella salita.Allo svoltare ove comincia la china , lafortunata valle di Diano, celebre per lacopia ed eccellenza de suoi olj e produ-citrice anche di vini pregevoli, ci si fecedinanzi con improvviso diletto. DianoMarina e il Cervo sull arco del lido,Diano Castello in sul poggio, e diecipaesetti per la circondante collina, sidisegnano nel quadro con inenarrabilegrazia.

« Diano Marina è luogo ben fabbri-cato, mercatantesco, marinaresco, popo-loso, vivace. Diano Castello, assiso in sulpoggio, è lantica terra. Non vi abitanoche i padroni de poderi co loro dipen-denti. Per le sue strade solitarie pare cheil genio de mezzi tempi ancora saggiri.Nei vestigi d antichità che vi restano ,indarno cerchereste il sito dove stette iltempio della Cacciatrice dall arco d ar-gento, onde vuoisi che pigliasse nomela terra. Le poche e meschine iscrizioniche vi si leggono spettano al XII e XIIIsecolo. Nelle sue chiese non difettano idipinti in legno. Uno di questi vieneattribuito al Manlegna. La galera diDiano ebbe gloriosa parte alla vittoriache fu leccidio di Pisa presso lo scoglio

della Meloria , la rimembranza di questofatto é rozzamente dipinta e descrittasulla casa del municipio. Gli abitatoridi Diano più anticamente obbedivano aimarchesi di Clavesana, dalla cui obbe-dienza passarono a quella del Comunedi Genova . Sta in piedi tuttora il vecchiopalazzo di questi marchesi : essi ed i contidi Yenlimiglia tennero già gran parte diquesta Riviera.

« Oltrepassato il capo che prende ilnome del Cervo dal vicino villaggio traf-ficante e marinaresco esso pure, nel qualeha tomba il Solitario deìlAlpi, si diviene,dopo breve tratto di ben coltivato paese,alla non felice valle di Andòra.

«La fiumara dAndòra ha circa ottomiglia di corso. Priva dargini, essa vaogni anno rodendo qualche tratto dellapoca pianura che forma la sola ricchezzadella valle. Unaria umida , soffocante ,non rimutata e viziata dalle esalazionidelle acque stagnanti, fa torpidi, squallidi,infingardi, e quindi più miseri gli abita-tori della valle Andorina.

« Il castello di Andòra siede ad unmiglio in su dalla spiaggia. Il dipintor dipaesi non si perdoni la fatica del brevetragitto 5 egli troverà torri e rovine delmedio evo, capricciose, fantastiche, au-stere, che saccordano con la storiella diun nunzio pontificio ucciso, di una ma-ledizione data, dello spopolamento che nevenne al paese. Ed in una fontana arte-fatta, così come nesostegni di un ponte.