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quando gli antichi in talune nostre contrade ripo-sero la sede di quelle, esprimer vollero che essefossero state solitarie e non frequentate da uo-mini. E quelli scrittori perciò riportarono ladi loro dimora nell’isola di Capri , nelle prossi-me Sirenuse e nel promontorio Ateneo, sicco-me pure nella piccola isolelta di Licosa nell’e-stremità dell’antico seno posidoniate, per daread intendere che in quelli antichissimi tempi sierano questi luoghi presso che abbandonati, enon erano che da augelli selvatici solamente a-bitati. Ed essendo inoltre cotali coste pe’bassifondi e pe’molti scogli a fior d’acqua infestea’naviganti, egli ne avvertivano a girne lonta-ni, onde non divenir preda delle Sirene, ossiaper evitare un sicuro naufragio presso quellemal sicure e pericolose piagge. Ancor oggi inCapri nella cala detta di Mulo un grande sco-glio si addimanda Sirena , nome certamente ri-masto dalle Sirene , reputate le primitive abi-tanti dell’isola; parimente che gli antichi nomioggi pure conservano le picciole isolette de’Galli e di Licosa .
XI. Era questo lo stato delle suddette terrene’tempi remotissimi; e la nostra isola di Ca-pri esser dovea fra le altre teste cennate, or-renda per la solitudine e pericolosa nelle suecoste da nessuno navigatore ancora conosciute,E noi pensiamo che tale si fosse stata quando iFenicj vi si trasferirono. Conciosiachè quantun-que stata fosse da’selvaggi del vicino continen-te abitata, pure è da congetturare il numero di