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na un'oscura e lontana trad'zione mandata ave-va a’posteri la notizia di quell’avvenimento. Neitempi di cui scriviamo , cioè corrente il primoanno dell 5 imperiodi Tito, avvenne la prima ela più terribile eruzione che stata ci sia dagliscrittori rapportata , a cui pari o somigliantela storia non ci ha finora tramandata.
HI.Sicuri e tranquilli vivevansi a questi tem-pi gli abitanti della regione al Vesuvio sottopo-sta ; e nonostante i patenti vestigj di pietrebruciate ed altrettali materie vulcaniche di cheil cucuzzolo di questo monte era colmato, si di-moravano pure senza tema, godendosi pacifica-mente delle feraci vigne e delle ubertose terreonde erano,al dire di Strabone,le falde di quel-lo ricoverte.Nondimeno egli erano già assai an-ni da che era da violenti tremuoti la Campania travagliata; e soprattutto la regione del Grate -resi raccoglie dagli scrittori che stata fosse perscuotimenti così fatti spesso danneggiata, e legenti oltremodo spaurite. Non pertanto ei pa-re che uissuno volto avesse il pensiero al pro-pinquo monte; eie nude relazioni che gli antichici lasciarono intorno a questo, ne fanno chiaroarguire , che egli non s’avesse a’tempi loro ti-more veruno del monte medesimo, nè alcunodie le prische eruzioni di esso ricordando.le cau-se de’presenti fenomeni agl’ interni fuochi diquesto antico Vulcano attribuisse. E Seneca stesso il quale nelle sue Quistioni le cause deitremuoti alla diffusa discorre, e di quello singo-