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IL CICLOPE.
POLIFEMO, e GaLATEA.
Poi. t^Eh tacete una volta,
Garrule Ninfe . A che narrarmi ogn’ora.Barbare , i torti miei ? Qual inumanoDiletto mai nel tormentarmi avete ?Galatea d’ Àci è amante, il so; tacete.Ma 1’ empia del mio duoloNon riderà gran tempo . Eccola. OhDei?
Quel volto sì mi alletta,
Ch’ io mi scordo 1’ offesa , e la vendetta.Mio cor, tu prendi a schernoE folgori, e procelle ;
E poi due luci belleTi sanno palpitar ,
Qual nuovo moto internoPrendi da quei sembianti ?
Quai non usati incantiT insegnano a tremar?
Galatea, dove fuggi ? Ah senti, ah lascia
Quel!’