DELL’ ARCHITETTURA
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Io stesso Autore, che quanto più porosa è una inetta, I®sua calce è più tenera, e quanto più quella è umida, più te-nace è la calce ; quanto più la pietra è terrosa, più la cal-ce è dura; e finalmente più la pietra è focosa, altrettantofragile è la calce. Filiberto Delorme consiglia di far la calce«Ielle stesse pietre, colle quali si fabbrica; perchè, dice egli,i sali volatili, de’ quali la calce è sprovvista dopo la sua cot-tura, le sono più facilmente restituiti dalle pietre, che necontengono de’ consimili. Non so quanto sia vera questa suaragione, nè se il suo consiglio si debba, e si possa sempremetter in pratica . Quello, eh’ è principalmente importanteper la bontà della calce, è la maniera di cuocer le pietre.
La prima avvertenza è di disporre le pietre entro la for-nace . F. necessario adoprare in ciascuna cottura la medesimaspecie di pietre, e, se è possibile, prese da una stessa ca-va . In tal guisa tutta la calce avrà lo stesso grado di for-za nella connessione della fabbrica. Qualora in una stessa cot-tura VOgliansi adoprare pietre di diversa qualità, si usi al-meno I’ attenzione di non porle nella fornace alla rinfusa ; masieno divise le une dalle altre come in tante classi, affinchèridotte in calcina possano distinguersi le loro differenti spe-cie. Le pietre più grosse, e più dure si debbon collocarepresso al centro della fornace, ove il calore è più intenso;le più picciole, e le men dure nelle parti più lontane dal-la circonferenza .
Per ben calcinarsi le pietre, vuole ésSef un fuoco vivo,violento, e continuato, secondo l’Alberti , e il Palladio persessant’ore almeno: ma ciò non si può esattamente prescri-vere, dipendendo dalla qualità della legna che si brucia. IIcarboft fossile è il più attivo, fa una cottura più pronta, edà una calce più forte, e più grassa. Si conosce, che le pie-tre son cotte, quando dalla cima della fornace s’innalza unafiamma a guisa di cono per l’altezza di circa 1 2. piedi, vi-va e pura d’ogni miscuglio di fumo. Si esaminino allora lepietre, e si vedranno d’una bianthezza risplendente. Si la-scia indi raffreddar la fornace, e si mette la calce entro bot-ti sorto una volta contigua, per trasportarle poi al luogo de-stinato. Questa è quella, che si chiama calce viva, nellacui cottura si osserva:' i. Che se fa vento, e l’aria è