Della Volgar Poesia Lib.I. rz
« finalmente in quei, tra gli altri, della non meno antica Scuola Sa-lernitana composta circa Panno Iioo.
. Ov a recenti *, vin* rubentia , pingui* fura,
Cum simil* pura natura sunt valitura .
C in quegli altri della medesima.
Coena brevis , vel coena levis fit raro molesta :
Magna noe et ; medicina docet : re s est manifesta.
Stesosi adunque cal Latino comporre a i tempi de’Provenzali ; que-sti invaghiti del suono delle rime , le misero in uso nel lor linguag-gio: e ne’più rozzi tempi adoperarono coti esse nella stessa maniera,che quei facevano; e benché la stessa maniera, poscia ritenessero, especialmente quella di accordare la desinenza d’ un verso colla mez-zana voce d’un’ altro, e l’altradi rimar due per due versi; nondime-no moltoTacerebbero, e varj metri; vi composero, e Parte del rima-re nobilitarono colla Canzone , e particolarmente,con quella forra,che ha le rime tutte delle medesime voci, la quale da Mario Equica-la viene anche messa tra le maniere della Sestina, e con quel!' altra,le cui rime si rispondono di stanza in istanza , é tante volte ha luo-go ciascuna rima, quante fono le stanze: colla Sestina » col Sonetto( non già nella forma perfetta del Toscano ) col Madrigale , e co’
Suoni, e colle Coboie, e co’Mottecti, e colle Frotte , e con parec-chi altre forme, delle quali potrà ciascheduno ritrovar gli esempi frale opere di quei Poeti ; e sopra'il tutto, colla Commedia , e collaTragedia , nelle quali spezie di Poesia riuscì di gran valore GanscîmFakìit, o vogliam dire, Anselmo Federigo, il qual morì Panno 1189.e soleva vender le sue Opere tre , e quattro migliaia di Livre Tor-tesi P una : ma perciocché io non le ho vedute, e di esse altro nonfao , che una semplice notizia, niuna certezza in questa faccenda sostabilire.
Le rime adunque fecero passaggio in Toscana dalla Provenza, ovefi chiamavano parimente rime, come apparisce dal seguente verso d’
Arnaldo di Maraviglia, che fiorì nel fine del sècolo duodecimoAnas vous en pauras rimar dolente: ■ ntD
riferito dal Tastoni nelle Considerazioni sopra il Petrarca . (a) Masa) Par. r.appresso gii Antichi non furono in quella strettezza, ed obbligo d’e- jsonttt, <50,fatta corrispondenza, o consonanza, indie poi vennero tra’Moder-f^ih 4 * 3 »ni: imperciocché gli Antichi Rimatori alle volte con falsa consonan-za adoperarono ,- valendosi delle desinenze simili in .vece delle mede-sime.* perlochè leggiamo tra le loro rime lè voci poi , dolere , Regni jcoloro e simili , accordate colle parole cui , mandare , maligni,, ax-xurro y e sì fatte. Servan per tutti, à seguenti csempj , tratti , Punodal Sonetto dato di sopra di Tcrino da Castel Fiorentino ,, nel quajr '
il nono verso,
Anzi mi sà maggiormente goderefa rima-coll’undecimo,*
Che-l*' mia donna gir possa o mandare.e P altro dalP introduzione al trattato delle Virtù morali attribuita aRoberto Re di Napoli, il qual- mori Panno 1342.
Amor che movi il Ciel per tua virtnte. ' ;
E con