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Volume primo.
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141
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Della Volgar Poesia Voi. I. Lib. IL H«

Chi sa , se dietro alla promessa un voto

Uscii che andasse a voto

Quel eh’io promisi, e fe'l dolor su vero\

, D' un yeccator fi cieco

Pietà > Signor, pietà: cener divegno ,

S'entri in giudizio meco:

-Ch'io so, che d'odio , e non d'amor, son degno.

Nel rimanente si «movano canzoni antiche, che anno due-commia-ti , e talvolta tre , come dice-il Trissino riferito di sopra: nel qualproposito osserva Scipione Ammirato ( a ) che avendo il Bembo com-posta la canzone in morte dei Fratello ad immitazione di quella delPetrarca, che incomincia Nel dolce tempo &c. sebbene si legge in es-sa un commiato di quattordici versi, quando il Petrarca, che ne’com-miati non aveva mai ecceduto il numero di dieci , ne aveva messonella sua unodi nove; nondimeno egli non è uneommiato, madue;l’uno di nove, simile a quel del Petrarca; e l’altro di cinque ; comese il primo fusse la lettera, e il secondo una postscritta. Avvertasi fi-nalmente, che si «movano canzoni, che si chiudono con una di det-te par;i di stanza, continuandosi in essa la loro materia, oargomen-to, c non già dandosi loro licenza ; e ciò non solo si fece bene spes-so da gli Antichi, e particolarmente dal Petrarca; ma anche Pan fat-to i Moderni; per tutti quali serva d’esempio la chiusa della suddettacanzone del Senatore da Filicaia . Or questi finali si dicono propria-mente chiuse , benché per 1’ uso vadano aneli’ essi sotto nome dicommiato.

Del numero delle stanze delle canzoni ; e de' versi diquelle, CAP. X.

C HIUDEREMO poi il discorso delle Canzoni con qualche osser-vazione intorno al numero delle stanze di esse >, e de’ versi diquelle; imperocché , sebbene , quanto al numero delle stanze , si dàper regola generale , che elleno non sieno meno di due , né più diquindici (b) nondimeno i moderni si sono stesi a far canzoni di ven-ti, trenta, quaranta, ed anche più stanze: ma per vero dire i giudi-ziosi, qualor l’an fatto, anno, piuttosto che semplici canzoni, inte-so di tesser Poemetti Lirici in metro di canzone nella guisa , che sisuol fare in ottava rima . Così fece Gio. Michele Milani nella suadotta canzone della Luce stampata in Amsterdam Panno 1698.e mol-to prima composta, la quale è di ottancatrè stanze, ed in essa si spie-ga buona parte della Filosofia di Democrito adattata alla verità Cri-stiana. Così fece anche Vincenzo Leonio nobilissimo Letterato , al-lorché distese in una canzone per quarantadue stanze le glorie dellaCasa di Baviera, e l’imprese del Regnante Duca nelle vittorie otte-nute dall’Armi Imperiali conno a’Turchi; Canzone, che fula primaPoesia, che ne richiamasse dalla distorta strada , per la quale in no-stra giovanezza ne aveva defviati il cattivo gusto del secolo -, e cosìdue volte abbiam fatto noi , cioè nella canzone in lode del Cardi-nal Marco Antonio Barbarigo Vescovo di Mon c cfiascone , che è diCresi. Jst.Folg. Poesia, Tom.I, K z venti

( a ) Opusioì.tom.v. mescei,%7 »

( bj Mìntur,Poetic. Tosi,Uh. 3. pag.2.33. Ruscel,mod. compor,cap. 11,