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Volume primo.
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362
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z6r, De Comentarj Intorno AH’Istoria

£.t io del verde fior perdo Ja tracciaiAde Vasconde lo sdegno in picciol velo ,

Tolta da i tronchi error la grave salma :

Benché chi tien la palmaTe gì' inganni morta ', brami con forzaCondurre ali' empio sin l'amara scorzaRari furono i moderni, che a questa maniera attesero : .contutto-ciò sempre n’esce taluno per uccellare a gaglioffi, o a troppo presun-tuosi, come una volta fece 6io. FilippoGrescimbeni Maceratese Gen-tiluomo di molte lettere, il quale con altri suoi pari rappresentan-do, ha parecchi anni , il personaggio F un Poeta in una Commedia,e producendo agli ascoltanti la prima sera un buon sonetto, siccomerichiedeva la scena, perciocché quello né piacque, né andò esente dal-le loro sciocche censure , la sera seguente ne recitò un’altro di stilBoschereccio, il quale tanto da loro fu riputato bello, che il volleroveder dato alle stampe, come seguì con loro somma vergogna, e con-fusione . Un' altro assai curioso successo adivenne in questo propositoal Conte Carlo Errico Sanmartino, il quale ritrovandosi gli anni pas-sati in Ferrara, quivi con un .simil sonetto si fece lungo gabbo d’ iraricco Artiere, che di scemo cervello, riparandosi per antica stirpe no-bilissimo, aveva schierato un grosso Volume d’Istoria colla quale pen-sava di dare a credere altrui ciò, che egli di se pazzamente credeva,del qual sonetto molto egli si compiacque, e fattolo dare alle stampeper .cosa bellissima, T andò pubblicando pef la Città, e dovunque glivenne ssatto , senza che il potessero fare accorgere della burla'le risauniversali, che da per tutto se ne facevano. Questi sonetti adunque,come detto abbiamo j si chiamano Boscherecci : ma perché loro siastata data sì fatta denominazione , a noi non è noto ; né possiamoimmaginare altra cagione, fuorché la somiglianza, che anno co'bos-chi , i quali in lontananza, ed all’apparenza,fanno bellissima vista, emostrano vivacissimo verde : ma per entro da doro non può penetrarliper gì’ intralciamenti continui, che anno..

Tra le spezie delle Poesie Burchiellesche entra finalmente anchequella sorta di sonetti, che dal Caro, il qual di essa si valse per bef-farsi del Castelvetro, furono chiamati Mattaccini , e pubblicati Fan-no 1558. come apparisce da una nota impressa con essi dopo il Bur-chiello col Contento del Doni ? ,e sebbene ella per vero dire è.capacedi qualche intelligenza, di modoche potrebbe perawentura giudicar-si composta, anzi di gerghi, e di voci allusive, che di svarioni: non-dimeno la maniera non v’ha dubbio, che è burchiellescha. Ciascun so-netto può starsene da per se: né tra loro nulla communicano, se nonche tutti sono tessuti perle medesime rime, Circa il loro numero nonv’ è legge ; .ed il Caro ne fece fino a dieci, ne’quali non solo osservòl’obbligo delle rime, ma con maravigliosa felicità non ripetè mai inesse la medesima voce , avvegnaché le rime » delle quali e’ fi valse,Lusserò assai stravaganti » e poco doviziose.