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Volume primo.
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364
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Z64 De’ Comenrarj Intorno AU’ Istoria

Amico mira ben questa figura ,

Et in arcano mentis re portaturaUt magmi inde fruttus extrahatur »

Considerando ben la sua natura .

Amico questa è ruota di ventura ,

Qua in eodem fiatu non firmatur \

Sed cafibut adverfis variatur,

E qual’abbuffa, e qual pone in altura*

Mira , che Rutto in cima è già montato »

Et alter est expofitus ruina ,

E 7 terzo è in fondo d'ogni ben privato »

Quartus ascendit jam. Nec quifquam fineRagion , di quel, che oprando ha meritato ySecundum legis ovdinem divina * ( 93 )

înrer-

( 9 j) Oltre a questo-sonetto riportalo dal Grtfcimlenì di Lorenzo de''MtiìVti, degni di oste svarione sono due altri sonetti il primo de’quali ì di autore incerto , e fi trova in una raccolta intitolata'.. Fior de Cose nobilissime di di-versi autori, impressa in. Venezia per Simon de Luere nel 151:4. Questo se-netto comincia Amici miei Ó'V. ed è frammischialo di versi latini come il se*praccitato con questo solo divaria thè dove il Medici pose i versi volgari , egliha i latini , e dove quello pose i latini egli ha i Volgari , e perciò riputiamosi-verchio il’ riportarlo Intero . L'altro Sonetto è di Antonio Ricco , ed ha tiascht -dan verso mezzo volgare, e mezzo latino nella forma che seguoSurgite Socij, che del sonno sorgereJam venie bora, che ’l terren rinverdcHirundo canit, e per cui si perdeOptata dies senza più vi accorgeteSurgite Socije andate a porgereAd deo* sacra, che l’erbetta è verde,

Franate equo*, che per timor se perdeCrudelis hostis senza più se volgere.

Iridami* fluir con soave corsoThesinus currit con un dolce rio,

Et cupit Tybris de vi dar soccorso.

Vos damnant miseri con un gran desio 9Mugit Italia più che leone o orsoEt socio* optant più che’l juslo Dio -

Usi questi esempli se ne truovano eziandio in ottave rime teme iti seguentestramiotto tf incerto nella raccolta sopr allegata , il quale oltre a quella stranafoggia di latino e volgar misto è coti duro, che poco t'intendo in qualchevtrofa , e in tal altro va malamente zoppicando •„

Relinquentot me soluti* amici meiQuam prirnum da fortuna fui percosso-Funicolo* est conforto* nostre speiSicché in alcuno più soerar non possoJusti et innocente* fasti sunt reiPer la fortuna, che mi venghi addossoSed vocem meam ad dominum clamaviIl qual soccorse sic ut me speravi

Jžtpiu evyi una lauda del Benivieni nelle sue opero impresto in Firenze *»S. la qual e mista dì versi latini, e volgari a capriccio , cosicché in alcuna stan-za non ve ne ì alcuno , in altra duo, « in altra anche tre , di una delle qua-*li ìf esemplo (hesegue»