Della’ Volgar Poesia Voi. I. Lib. VI. 41?
El meo voUre non guardaChe notimi tiri pur m su viaggioLo meo coraggio in gran foco par c bardaNenonsa morta si forte infiammato .
Chalor di fuoco marde emende fi forteChemma quasi alamorteAdesso & tene in grande pensamentoPer tutte membra spandeEnee diritto ma torteChe sovra di me portoDolghosa pena consorte tormento .
Adenbra che nonve doteAgli occhi per cui penaEoi no allena chom lo* lavaleEt fovraccio ciasckun fa jua possanz.auGHocchi elochor meo
Jn tal parie anno messo speranzaChe conchtuso mitengnoE dichampare maventura,
Ada jicome romeo
paraggio che diviso
Volontate ee preso
Accio chellt contraria natura
Se non da ve menbranda
La gioia percui vivo en grande affanno
Sor,lili danno seo faccio fallanda
Per lo suo fallo & nolli [ara homre •
Chandone mia di lamento fattaIn gran cordolghandaPochen disperando, posso far chontoPenami me medejmoAluer dicer nonmentoPene noie pesandaTravalglio e malenandaAltro dila nono secondo chesmo .
Dimora sempre incaldoLomeo cor doloroso
Esto pensojo ondio non son mai baldoLasso tapino & cosi son chiamato ,
Nè> perché della scrittura di questo, e d’altri simili codici di Rac-colte può sospirarsi , che ella sia maniera de 5 Trascrittori piuttosto ,che de’Poeti , dobbiam dubitare della certezza del modo di scriveresuddetto anche rispetto a quegli : imperocché quando mille altre te-stimonianze non se ne potedero addurre, basterebbe quella delle Ri-me originali del Petrarca pubblicate dall' Ubaldini , i sonetti dellequali sono tutti scritti nella sopraccennata guisa , quantunque i ca-pitoli sieno scritti diversamente, come appresso diremo.
Or se queste maniere fossero praticate da tutti i Poeti di quei due
secoli,