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A nobilissima maniera adoperata nella Lirica Tostaina da Angelo di Costanzo , Rimatore del secoloXVI.. e poco conosciuta dal Secolo XVII. mode findal principio dell’instituzione della Ragunanza de-gli Arcadi » non pochi db loro ad imitarla, e pro-muoverla , e spezialmente il dottissimo VincenzoLeon io, che peravventura fu il primo, che ne des-se in Roma contezza agli altri. Ma perche le RRme di lui non si vedevano impresse, che sparsamen-te in alcune rarissime Raccolte; e per conseguenza non potevano dif-fondersi dappertutto; coltre acciò la loro bellezza non poteva.'piena-mente concepirsi da ognuno per lo corrotto gusto, che era corso qua-si universalmente fino a quel tempo; però 1’anno 1697. circa il mesedi Settembre deliberarono alcuni Arcadi di provvedere ad ambedue le
suddette mancanze, facendo ristampare le Rimedi questo insigne Poe-ta ornate d’opportune annotazioni., Intesero a ciò di tutto propositoil suddetto Leon io, il Barone Antonio Casaccio, il Canonico Bene-detto Menzini, l’Abate Giuseppe Paolucci, l’Avvocato Gio. Batista fe-lice Zappi , Filippo Leers , !' Avv.Franceseo Maria di Campello, 1 ’Abate Pompeo Figari, Jacopo Vicinelli, Silvio Stampiglia , e PaoloAntonio del Nero, Letterati tutti de ? principalidi Roma, i quali s’ adu-navano giornalmente a Letteraria Conversazione in casa del detto Aba-te Paolucci Segretario dell’Eminentiss. Cardinal Gio. Barista Spinola;Camerlingo-di S. Chiesa; e stabilirono, che ogni Giovedì dovesse unedi loro portar qualche Sonetto del Costanzo ornato d'annotazioni ,.in forma di cementarjo letture. Incominciò l’impresa con moltafelicità, ed ardore; essendo stato il primiero l’accennato Leonio ,,che produsse alla- Conversazione un pienissimo contento sopra il So-netto.
Mancheran prima al mare i pesci , e i’ ondaMa dopa alquanti mesi ,, essendo convenuto ad alcun de’suddetti as-sentarsi- da Roma ; ed altri avendo dovuto intraprendere impieghi dimaggiore importanza,- convenne ali’opera nel più bello rimanersi im-perfetta. In questo nobil congresso ebbi io sonore d’operare tutti iGiovedì del. mese d’Ottobre dello stesso anno ; perché presi l’impegnodi cavar da quattro Sonetti del Costanzo quanto bisogna per la Liri-ca Toscana, come si riconosce ne’primi quattro de’presenti Dialoghi..Vollero poi gli stessi Amici, che seguitassi,, e compiessi una Poetica;,con parlare anche delle altre spezie della Poesia » esaminando Autori:ad esse adattati» che furono scelti tutti moderni, perché io non vol-li concorrere con que’ grandi uomini, che anno scritto sopra gli An-tichi. Terminata l’Opera» vollero altresì, che la, pubblicassi; ed ioalla fine mi v’indussi Fanno 1700. Né da indi in poi vi ò più pensa-to. Ma ripigliata, dopo la morte del degnissimo Monsig. Marcello Se-veroli» da cui.ci adunammo alcuni anni dimezzo» la medesimaCom-
versa.-