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Volume sesto.
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87
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Oâ Volgar Poesia . Diaî.VL 87

pe essere stata casta, quai.d per < sostento degi’Istorici addivenne tue^to il contrario; laonde cantò l’Ariosto, che OmeroT atto al contrario l istori a converte *

Che Grecia vinta, e che Troia vìttrke ;

E che Penelopea fa meretrice.

Vergilio aver supposto lasciva Didone , quando per verità istorica siicastissima Donna ; lamentandosi ella medesima di' tal calunnia ap-presso Ausonio : L’Ariosto aver fimo’ Orlando impazzito per amore ,quando Pistone lo dichiarano assennatissimo , e da alcuni viene an-che posto nel numero de gli Eroi venerati per Santi ; e finalmenteveggiamo aver Vergilio finta Didone in tempo d’Enea, a cui era ellaandata avanti parecchi centinaia d’anni , ed aver messo in bocca diPalinuro il porto Velino » che su fabbricato grandissimo tempo dopo 1la venuta d’Enea in Italia Egli è ben vero , che’ alcuni vogliono»,che il fine delibazione non possa alterarsi v ma io per me considero»che quando è lecito- d’alterar la sostanza , sì fatta alterazione com-prende anche il fine deil’azione; oltre acche v’à de gli esempi di gra-vissimi Autori , che stanno fatto 1 ; e però mi muovo a sentire il con-trario : tanta più che la ragione assiste al mio parere ; imperocchéintanto fono permesse al Poeta » anzi al Retorico » e al Filosofo , ls'alterazioni, e variazioni delstistoria, inquanto non possono esser con-vinti di bugia; o perché gì’ Istorici fieno'tra loro discordi , o perchéUstoria non costringa altrui a credere per necessità ciò, che ella nar-ra . Or questa ragione milita egualmente nella sostanza , e negli ac-cidenti , nel principio , e nel fine di qualunque azione ; e però in-quanto a me , io non avrei difficoltà alcuna di variare il fine , sic-come non l’ebbe Omero nel mentovato cambiamento del fine dell 3 ’Iliade . Questa così sfrenata libertà d’operare in un sol caso vienlimitata , il quale è quello , che già abbiam detto » cioè quando ilPoeta può esser convinto di bugia, perciocché perdendo in tal cassi-la fede , non potrà rendersi mirabile , e dilettoso ne’suoi racconti , Iquali non saranno credibili i ogni anche leggiera » e apparente scusaperò basterà per salvare il Poeta dalla perdita della fede , come co-lui » che non è obbligato alle leggi della verità , ma solo a quelledel verisimile ; e per conseguenza ogni piccola base a lui ferve difondamento . Siavi d’escmpio la finzione di Dante il qnal narrad’aver vedute alst inferno anime di persone ancor viventi , e chealla-giornata con lui conversavano . Questo metacronilmo , non v’èdubbio che si rende affatto incredibile ; non potendo altri crede®morti quegli uomini, che egli vede, e co’quali conversa; nondimeno-perché egli suppone, che stanime de’traditori nel stai to del tradimen-to escano da’corpi , e vadano ali’Inferno , e ne’corpi entrino iulor vece i Diavoli, i quali gli governino finché muoiono ; e questasupposizione allegoricamente può sussistere , perciocché nel peccaregli uomini muoiono alla grazia» e stanime si cangiano in Diavoli»non essenzialmente » ma per l’imitazione della malizia degli stessiDiavoli ; però Dante non dee biasimarsi nelst aver fatta una sì stra-na supposizione , ancorché per altro essenzialmente considerata ellafosse salssssima » ed impossibile a darsi ad intendere altrui - Questa

E q, limita-