i66 Della Bellezza
men necessaria, per avere una compiuta notizia da diventar buon Poe-ta Volgare- I disporsi, csie finora abbiam fatti si fono raggirati in-torno .alle teoriche della nostra Poesia; ma elleno non saran bastevo-li a/armi ben comporre; se non mi «'insegna , o almeno non mi s’apre'la strada da imparar da me stessa la pratica: non dico già quellapratica, che assegna te sillabe a i Versi , e i versi a i componimenti,ma -ben quella , che ammaestra a ben piacere al secolo , nel qual sicompone, che, come più volte ò inteso dire, è Punico giudice com-perarne in simile affare. Io so, che ogtn seco-lo à voluto nella Poesiaqualche cosa di proprio; ed altri se Panno scelta buona , altri catti-va, Vorrei adunque saper da voi qual sia quella, che attalenta al se-co! nostro; e qual via abbia io a tenere per conseguirla; nè a voi sa-rà difficile il compiacermi, perché so, che gli Arcadi , tra’quali co*tanto ambedue risplendete, ben la posseggono. Adir, Che parvi, Al-lessi, di questa domanda} Vogliam dire, che avteni noi menò a farede’passati interlocutori} ^/, Io per me stimo,, che molto maggiore siail nostro peso ; perché ciò , che da noi chiede sigma , non si truovascritto ne’libri ; e convien cavarlo dal nostro giudizio ; e pensare agiudicar sanamente. Adir, Ben dite, Orsù all’opera ; e lasciate a me>la prima parte , che ben sapete, che, sebbene di simil materia non srtratta ne’libri, nondimeno io Pò appresa abbastanza dalla bocca del-lo stesso Apollo, la cui sentenza ò io registrata nel mio-Comentario.Ciò, che di proprio nella Volgar Poesia à il nostro secqio, appena na-to é quello, che an cercato tutti i passati secoli, e nè men vecchiansaputo trovare ; e questo è Pottimo . Non vuole egli mediocrità ne'componimenti ; non si contenta , che non abbiano difetti ; rifiutaanche il buono, se conosce, che il buono può esser migliore •> e sic-come colui, che à vedute .le virtù , e i vizj de’suoi antecessori , pergP innumerabili volumi di Poesie , che gli anno tramandati , cercaper suo podere di fuggir questi , ed aumentar quelle ; e in Bastanzaintrodurre una maniera di poetare, che, dandosi alle stampe, basti a’posteri il trovarla notata col suo millesimo , per riputarla degna d’esser letta, e abbracciata . Da i primi Padri à egli preso i sentimen-ti Platonici per le cose amorose; ma abborrisce quelPassettata imita-zione, per la quale si ridicono le stesse cose, che quelli dissero ; e siridicono infinitamente deteriorate . Quindi non sa applaudire nè a’cinquecentisti ,* i più de’ quali imitando in questa parte troppo reli-giosamente il Petrarca ,• fecero fare alle sentenze di lui quella com-parsa , che dicono, che fan le gemme incastrate nelle negre guancedelle Donne Etiopiche, ed Indiane : traggi da questa schiera il Bem-bo ; ma egli per poco non è il Petrarca medesimo in corpo , e inanima : ma nè mpno approva quei dei secento , che sentendo affattoil giogo Petrarchesco , anzi ogni giogo, fantasticarono tante manie-re , quanti essi furono ; e per uscir della Monarchia , si divisero intante Repubbliche, ciascuna delle quali volendo signoreggiar l’altra,da loro stesse alla fine si distrussero , e insieme col secolo terminaro-no. Contuttociò da questi il seco! nostro à preso il coraggio di fioraritornare alla rotai soggezione Petrarchesca; macoll’esempio delTafs-sia, del Casa, del Tansillo, del Costanze, del Rainieri , del Venig»
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