Band 
Volume sesto.
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186
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LZS Vâ Bellezza;

Dallo alla //forte : ella ne parli meco.

Eg. Dite il vero, o Alesisi: questa maniera infinitamente mi ! piacea fsenza fallo à a esser la prima, che io tenterò di seguitare. Mirt. No,,Egina: anzi sia l’ultima, perché è la più difficile ; e considerate, cheè una pittura che non si gode, che da vicino, e co gli occhi percosi dir rullatela: di maniera che ogni piccolo neo basta a farle per-dere tutto il bello, e per conseguenza tutta il pregio; ed i nei se visono, si conoscono senza farne ricerca. Avere altro che dire, Alessi ì-4/. Resterebbe solamente di far vedere il Sonetto in abito Pindarico;ma sebbene il Ghiabrera alte volte gli addossò questo vestimento, e an-' Ah, che a’hostri giorni il magammo Erilo [/} se n’è con somma loda va-luto; nondimeno io stimo, che la grandezza di Pindaro, se pure puòtrasportarsi ne’Sonetti , sia la stessa, che quella , che nel caratteresublime adoperiamo; e che per- conseguenza la Pindarica,, e la Petrar-chesca scuola in ciò si-confondano. Atârt. Compatitemi, Alesisi; voisiete errato; perche quantunque egli sia certo,, che non di tutto ciò ,che costituisce la piena imitazione di Pindaro nelle Canzoni, è ca-pace il Sonetto-; nondimeno dello stile n f è capacissimo, che può ar-ricchirsi di belle, e pellegrine immagini inserite per entro il giro displendide, ed illustri parole; ma convien badarvi su quel poco, per'non eccedere, e dar nel freddo. Il lodato Erilo,- che coi suo mara-viglioso giudizio, e colla sua non imkabissarte à costretto Pindaro aiservire a rutti i caratteri,, e allò flesso umile Pastorale, come mostra-no le bellissime poesie da lui prodotte in varj tempi per la nostra Ar-cadia, senza che la grandezza Pindarica'tolga punto ali’umiltà ville-reccia, e questa, a quella,, così compone i Sonetti; e sono eglino stk-matisiSmi; e ben si distinguono dalla schiera del sublime Petrarches-co, come apparisce dal seguente in morte di D^Luigidella Gerdauc-ciso sul mare da’Turchi.-

Eran le Dee del mar liete, e gioconde'

Intorno al Pin del giovanetto lberoE rider si vedean le vie profondeSotto la prora del bel legno altero .-€hi sotto li Elmo Pauree chiome biondeLodava , e chi il real ciglio guerriero -rSolo Proteo non forse allor dall’ onde ,,

Che de’fati scorgea l'aspro- pensiero .

M ben tosto apparir d’ /berla i danni,

E sembianza cangiar P onde tranquille*

Fisto troncar da morte i suoi begli anni »•

Sentirò di pietade alte faville

Le vie del mare ; e ne r materni affanniTesi torno x che rammentasti Achille.

1 peravventura più rinatamente da quest’altro , che egli compose pes-ta fabbrica del Porro alla riva del Tevere appresso il sepolcro F Au-gusto ordinata dal Regnante Sommo Pontefice►

Del grande Augusto rallegrassi /' ombra ,

E dell’ urna obbli'o l’alta ruina ,

In sul mirar come Clemente adombra:

M«lt .