I
vitij, infino alli atoẞicati odij che fi trouano ne trifi, nafcano dal peftifero fonte d'ogni mal caufa, deldifordinato amore che hanno a fe fteßi, alli paren-ti, amici, all honore del mondo, alla robbavalli altri beni della prefente vita, per la perdita dan-no de quali, fonno moẞi a odiar quelli, dalli qualifonno ftati ingiuriati. La volontà adunque, nonpuo effer moffa a operare, fe non dal vero eft-ftente bene, fi come fi vede ne buoni, o dal falfoapparente, fi come è chiaro ne trifti. Però è neceffario dire, che non è huomo fi impio che fi muoua apeccare, s'el peccato non fegli moftra mafcarato etfotto qualche imagine di bene. Se li trifti adunquepeccano, non è perche affolutaměte voglino il ma-fe, ma come quelli nelli quali regna il proprio amore, fonno moßia peccare, no da effo vitio in fe, mada qualche loro proprio vtile, commodo, fatisfatione, contento, piacere, honore, o gloria. Tuttiquelli adunque i quali vanno al vitio, ui uanno tirati, non da effo vitio, ma dalli intereßi proprij.Ma piu oltre è da fapere, che la via delle virtuèfiricca, gioconda, delitiofa, allegra, quieta, tran-quilla, fecura, bella, bonefta felice,& quella delvitio è fi pouera, mifera, inquieta, pericolofa, brutta infelice, piena di ftimoli, fofpetti, anfieta, cru-ciati inferni, che fe bene gl'huomini fufleno effa
Ada 2