I
propria fenfualità, in ogni modo laffarebbeno laeleggerebbeno quella delle viriu,vedefleno alman-co folamente tutti li fenfuali piaceri difpiaceriche fi truouano nelle vie de vitij e delle virtuù. Ifche fi vede in Epicuro , il quale fe ben pofe nel piacere il fuo vltimo fine, nientedimanco per guftarlo tanto piu fenfualmente, non mangiaua, fe nonquanto baflaua quando haueua fame.er queftoperche, nelmangiar cofi parcaměte, trouaua maggior gufto& maggior piacere. Si fforzò anco d'effere fimilmente temperato in tutte l'altre fue atio-ni, per viuere in maggior delitie. Hor fe Epicuro moffo dal fenfual piacere della virtù difpiace-re del vitio, come carnalißimo cercò di laffare l'eftremità de vitij, di caminare per la mediocrità delle virtù, penfa tu quello che barebbe fatto, fecome huomo, di piu chriftiano, fuffe ftato tiratono folamente dal fenfual piacere fanità del corpo, ma dal'honor del modo, dalla belleza honeftà della virtù, dal contento dell'animo, dalla tranquillità della mente, fomma felicità della prefente futura vita, imo da quella vera, infinitaeterna bontà di Dio , dalla gloria fua: dall'altra parte fuffe ftato fcacciato non folamente dallifenfuali do lori, i quali accompagnano il vitio, ma
via de vitij,fe haueffeno lume del vero,
anco