XXII.
la prefente vita, li beni dell' altra, ma anco,chiba vn poco d'intelletto giuditio naturale.Infin le beftie vedano le ftelle, mail penetrar piu alto, è in modo tale proprio all'intelletto, che è necef-fario dire che ne fia in tutto priuo, chi non credealtra vita che quefta. Non dico gia che mediante ilfume naturale, fi poßi hauere quella chiarezzadell'altra vita, che fi ha per fede& fume foprana-turale, ne anco quella che habbiamo delle cofe,che ci fonno inanti alli occhi, delli primi principijdelle cofe naturali,& di molte conclufioni demo-ftrate: ma dico bene, che è impoßibile hauere vnpoco d'intelletto natural giuditio, non hauere almanco vn poco di credulità e opinione dell'altra vita.Però è al tutto priuo d'intelletto, chinone ha lume alcuno. Sono anco matti da legare, tut-ti quelli li quali per bauerne poco lume, nonne effer certi, viuano vitiofamente: tanto piuquanto che ne hanno maggior lume, e la lor vi-ta è piu vitiofa. Imperò che ben ch'el bene no deb-bi ne poßi farfi fe non a gloria di Dio , nientedime-no, parlando con quefti tali, come con huomini carnali, ciechi ignoranti, li quali non effendo mof-fia operare fe no dalli loro intereßi proprij, in og-ni modo credano( ingannandofi però) non foloche le loro opere fieno grate a Dio , ma di fatisfare
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