XLVIII
afe, vfo verfo di noi in fu la croce fomma recceffiua liberalità: imperò che per mera gratia, non foLamente ci liberò da peccati, dalla poteftà de demonij, da tutti li mali della prefente e futura vi-ta, con fatisfare a tutti li oblighi noftri, ma et di pisci donò tutti li fuoi diuini tefori, il paradifo, femedefimo.Imo ci tira a fe in fin con la giuftitia fua,in quanto che fiamo moßi e tirati adhauere compaßione di lui, vifto come in effo, fe ben' è innocentißimo, il padre con rigidißima giuftitia punifcetutti li peccati noftri. Nientedimeno, fe ben'in fu lacroce, ci eccita con le parole, inuita con attige-fti diuini, chiama con la fapientia, muoue con la verità, lega con li benefitij, con la carità ci tira a feper forza con violentarci. Ne debba di questo alcuno marauigliarfi, imperò che per effere Dio no folamente primo principio di tutte le cofe, maran-co vltimo fine, e quefto perche fi come tutte dalui pendano, cofi et in lui tendano, bifogna dire chetutte le foftenta, gouerna muoue, non folamentecome loro prima caufa efficiente, ma anco come loro vltimo fine. Et per ch'el moto del fine, per effe-re volontario et amorofo, è piu veloce impetuofo, ch'el moto della caufa efficiente, alla quale men-tre che ci fpigne, firepugna firefifte: però vo-lendo Dio fare che l'huomo andaffe a lui, eleffe no
fola-