LXIX
ralmente inclinati, non folamente a no amare, imoGa odiare chi ci offende: però è forza dire, che noè in nostra poteftàl'amare gl'inimici, ne il non o-diarli. Non effendo adunque in poter nostro, bifo-gna dire che Chrifto non ce l'habbi comandato, altrimenti farebbe stato ingiufto a comandarci cofeche non poßiamo offeruare, impio crudele feci puniffe, quando fuffemo tranfgreffori d'vn pre-cetto, il quale è in tutto fopra le forze noftre.Liperfetti quelli li quali hanno fingolarißima gratia,poffano far quefto: ma alli comuni chriftiani, per effere in gratia di dio, no gl'è neceffario che feruino licofigli di Chrifto, ne per tanto che di core amino glinimici, ma bafta che offeruino la diuina legge, laquale no obliga fe no a cofe poßibili. Però fe hai v-no inimico il quale t'ha fatto et fa di molte ingiurie,fei obligato a refoluerti in te medefimo, di farti for-za ano l'offenderemai, fe ben trouädolo in vn lo-co folitario a dormire, haucßi tutte l'occafioni et comodità di fare fecretaměte le vědette tue.Et di piufarefti tenuto rifcotrandoti co effo a falutarlo, maßime quado cio no facendo, haueffe a effere con fcandalo, imo fei obligato in fin' a parlargli, per cuita-re lo fcandalo: anco quando per quefto pensaffedi poter couentirlo emendarlo, ti farebbe ancodebito il pregare per lui, e il difporti ad aiutarlo
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