LXXIII
mandato, è neceffario che cio che vuole fia giu-fto, fenza piu penfarui doueremo farlo. Et tantopiu, quanto che fe no gl'obediamo, ci minaccia dell'inferno: fe perdoniamo le piccole ingiurie allinoftri fratelli, effo ci perdona tutte le innumerabiligrandi ingiurie che ha riceuute da noi, di piuadottandoci per fuoi figli, ci fa del cielo beredi. Setu effendo fuddito dell' imperatore, hauendoglifatte molte ingiurie, per le quali giuftißimamentemeritaẞi mille morti, fuffe da lui fatto mettere in-carcere, comandandoti che perdonaffe vna pic-cola ingiuria a vn tuo fratello, ti minacciaffe, nolfacendo di torti la robba, l'honore e la vita:perdonando quella piccola ingiuria, ti perdonaf-fe tutte quelle che hai fatte a lui, e di piu piglian-doti per figlio ti faceffe fuo herede, non è dubio chein tal cafo perdonaresti:& fe alcuno ti diceffeche haueßi fatto male a perdonare cosi con tuavergogna, refponderesti, non ho poffuto far al-tro, è mio fignore, gli debbo obedire, tantopiu, quanto ch' el fuo precetto era giustißimo. Dipoi ero nelle fue forze, fe non gl haueßt obedi-to m' barebbe tolta la vita, ne in perdonare 0-bedire in cofe giuste al mio fignore, ho perfo l'ho-nore, imo perfo l' harei, fe non l'haueßt obedito.Se fuffe vergogna il perdonare, effo che è genero-fißimo,