LXXIII
Signore de fignori, s'interpone col fuo fpirito, ciprega che perdoniamo agl'inimici noftri, no vogliamo, con fcufarci che ci farebbe vergogna. Que-fti tali moftraño apertamente, non folamente d'ef-fere fenza fpirito senza fede, ma senza ra-gione: imo fe l'huomo non fuffe altro che fenfo, inogni modo douerebbe perdonare, per fuggire lemoleftie l'inferni, ne quali fonno tutti quelli chevogliano far vendetta. Di poi, fi come Paulo ferif-fe, tutto quello che hai, ogni cofa è di Dio , però fe l'inimico tuo t'ha tolto la robba, l'honore, vn figlio,vn parente, ò qualunche altra cofa, certo è che nonha offefo te, ma Dio , effendo ogni cosa fuo. Laffa a-dunque la vendetta a lui, fi come t'ha comandato.,Sonno molti li quali come fetemeffeno che Dio fuffe troppo dolce, ò penfaffeno che Dio non fuffe giufto, non fapeffe, non poteffe ò non voleffe ben go-uernarci, ardifcano di torgli di mano la fpada della giuftitia, fare lor proprij le vendette foro.Dimmi, fe effendo ftato ingiuriato vn fignore ti di-ceffe, ftatti in pace, laffa fare a me le tue vendet-te, che le farò prefto fenza alcun tuo danno in-tereffe,& con tuo honore, di tutto ti ficuraffe,non l'harefti di fomma gratia, fe non per altro, pereffere fuor di tanti trauagli Dio ti dice che stiain pace, che laẞi fare a lui le tue vendette, che le fa-