LXXVIII
curargli alcun bene della prefente vita, fe non pergloria di Dio: cofi poßiamo con amargli perfet-tißimamente, defiderargli procurargli non fo-lamente pouertà, efilio e altrimali della prefentevita, ma in fin la morte. Però fe dio no haueffe mä-dato l'angelo ad Abrabam a proibirgli che no amazaffe il figlio, hauendoli gia comandato che l'ama-zaffe, fe l'haueffe occifo per obedire a Dio , et per illuftrare nella morte del figlio la fua gloria, non fo-famente no barebbe peccato, imo harebbe fatto vnfacrifitio gratißimo a Dio , ne in amazarlo bareb-be odiato il figlio, ò fatto contrail precetto della carità, imo in amazarlo l'harebbe veramente amatoa Dio , fi come fi debba, et offeruato il precetto dell'amore del proẞimo. Bisogna adunque dire, che feben li precetti della feconda tauola, quanto al non-robbare, amazare, altre opere eftrinfeche fienodifpenfabili, nientedimeno quanto all'atto internod'amare fpiritualmente, per gloria di Dio liproẞimi noftri, il precetto è indifpefabile. Talchefe ben poßiamo per volontà di Dio tor la robba alproẞimo, anco la vita, no però poßiamo in modo alcuno non amarlo,& non defiderare& pro-curargli tutte quelle cofe che piu gli feruano, acioche illustri la gloria di Dio , nel modo però che Dio vuol feruirfi di lui. Si come anco non poßiamo efKKk 2