LXXVIII
fere difpefati dall'amore di dio: et dal defiderare etprocurare che la fua gloria fia illuftrata, fe ben poffiamo effere difpenfati dalle ceremonie. Potremoadunque pigliare l'armi,& amazar gl' huomini,con torgli la robba per volontà di Dio , per il-luftrare la fua gloria fenza peccare, fenza farcotra il precetto della indifpenfabile carità, et queflo in prima, quando Dio ce lo comandaffe. Però iGiudei non peccorno, quando hauendo il precettodi Dio di amazare i( ananei, quelli altri popu-li, li amazorno, pur che in adempirequel precettodi Dio , non fimoueffemo da intereßi proprij, madalla gloria di dio: imo fe non haueffeno obedito inamazargli, barebbeno peccato, fi come peccò Saul in non amazar Agag Re delli Amalechiti. Manota che Dio vedendo il fuo populo Giudeo effere imperfetto, aciò non baueffe a contaminarfi nelle ido-Catrie, fuperftitioni, vitij de gl'altri populi, nonfolamente gli traffe d'Egitto , ma gl' impofe che interra di promißione, amazaffeno quelli populi gentili che vi habitauano. Ma alli chriftiani, come aquelli che debbano effere perfetti, gl'è impofto et comandato che andando per tutto il mondo, predichino l'euägelio in ogni parte. Gl'ha adunque comandato che praticando per tutto, in fin con gl'inimiciforo, armati, non d'alcuna forza del mondo, ma di
fede