LXXVIII
lafciuia, fuperbia, vendetta et rabbia.Quando vnoFa ingiuriato il proẞimo fuo, douerebbe il princi-pe, quando cio gli conftaffe, punire quel tale che hafatta l'ingiuria, fe non poteffe prouarfi, l'in-giuriato voleffe fare le fue vendette, il principe douerebbe a quefto remediare, come a cofa ingiuftißima, no cocedergli il campo, molte volte comet-terli al ponto, aciò fi amazino. I principi in tal cafo fanno di fe feßi vn publico inftrumento a tutt'ilmodo, come no folaměte no fonno giufti, poi che nofanno ò non vogliano punire li for fudditi, ma chefonno ingiuftißimi, impijßimi, crudelißimi, poiche cocedano et l'armi il campo alli for fudditi,aciò che in cofpetto loro, con fomma ingiuria di dio
fcandalo del modo, fi priuino dell'honore, dellavita, del cielo di Dio , con andarfene per fempreal baratro infernale. No poffano anco fimilměte lipartiali pigliare l'armi& amazarsi infieme: et feben quado hanno morto no folaměte li loro aduerfarij, imo molte volte in fin'a mammoli alledonne grauide, con bruciare, facchegiare, robbare tutto, gli par bauer fatto vn facrifitio a Dio , norefta per quefto, che quato a Dio , et quato al modo,no meritino mille forche.Et fe vna delle parti diceffe, che l'altra perturba la republica, però glivogliamo occidere: direi che l'altra parte di eßi direbbe, il
fimile,