II
PREFAZIONE.
F Ra quanti mezzi può mai inventare l’umanaindustria, per aprire la mente de’giovanetti.,ed avvezzarli a buon’ora a far uso della ragio-ne, il più sicuro, e’1 più durevole senza alcun dub-bio ti è la curiosità. Il desiderio di sapere è tanto ali’uomo connaturale, quanto lo è la stessa ragione .Que-sta ingenita bramosia lo va in ogni tempo stuzzican-do, e solleticando •• ma più che mai nell’ adolescenza *quando l'anima affatto vota di cognizioni, gettasi avi-damente a tutto ciò , chele si presenta, e lasciandositrasportare senza ritegno dalle attrattive della novità ,contrae, senza punto di sforzo, una dolce abitudinea meditare, e ad esercitarsi.
Da questa bella disposizione si ritrarrebbe un profit-to incredibile, qualor s'iimpiegasse jntornoad oggetti,non meno acconci ad aescare lo spiritocol diletto, cheatti a fornirlo di lumi, e di cognizioni. Orquesta dop-pia fortuna si trova di buono accordo nello studio dellanatura; o sene contempli l’universale vaghezza, esimmetria; o se n’esamini a parte a parte la beltà, edisposizione particolare. Tutto ciò, che quivi s'in-contra , è valevole a dilettare, eainstruire; concio-iìachè non v’ha parte, che non spiri disegno , propor-zione, e giudizio. Tutti i corpi, che ci s’aggiran d’intorno dal più grande fino al più piccolo, conforma-no di qualche amena verità. Sonoturti, per cosi dir,tante lingue , che parlano inverso di noi ; anzi non ad-dirizzano la lor loquela se non a noi. La struttura par-ticolare di ciascheduno ne dice affai: la lor tendenzaad un fine ci addita 1* intenzion dell’ Artefice : le rela-zioni, che passano fra loro, e noi, son tante voci di-
stin-