Dialogo P r i m tì 1 ii
Fortuiti : ma tutti per verità son diretti ad uòfine, comequei de’più grandi : La sagacità,che ammirali in una volpe, nelfassicurarsi unabuona tana ; f industria, che ostèrvasi in un uc-cello, nel fabbricarsi un comodo nido ; si rav-visa eziandio in un moscherino , nelf allogareagiatamente la sua famigliuola. Nissuno in-setto abbàndosta l'uova sue alla ventura. Lemadri non s’ingannano mai : e se’l feto nellosbucare dall’uovo , trova il suo nutrimentobell e ammannito , ne dee sa per grado alla ma-dre, che gli ha precisamente trascelto quel luo-go , che bisognavagli, perché avesse, onde vi-vere . Fate stemperare un granello di pepe nelfacqua ,vi vedrete ordinariamente nuotare de’vermicciuoli d'una piccolezza indici bile . Laloro madre, che sa, untai nutrimento con-farsi a’suoi parti, non manca mai di deporlalesue uova. Mirate col microscopio una goc-ciola d’aceto , vi troverete delie minute an-guillette, e non mai altra sorta diverrai. Làragione si è, perché v’ha chi conosce, esserfaceto, o pur la materia, onde faceto si for-ma, un alimento proporzionato alla cara suaprole. Ferola poste su quella materia , ovve-ro in quel preciso liquore , piuttòsto che altro-ve. N e’ paesi, oVe’l filugello si pasce libera-mente perle campagne, si troveranno le di luiuova sempre iti fui gelso, e in altra parte noninai . E 1 Igeile indovinare qual interesse veìspinga. Non troverete giammai sur un cavolol’uova de’bruchi, che rodono il salcio, nò surun salcio f ova di quelli, che rosicchiano il ca-volo . Là tignuola va cercando gli arazzi, ipanni lasti, le pelli digrassata, oJacarta, perB ? esser